Santabinder – Oops!…I Did it Again (Leper Without a Cause, 2021)

“Una decina di anni fa o giù di lì, con la mia vecchia etichetta, Lepers Productions, ebbi il piacere di pubblicare Crazy Crazy Jingles For You, disco di debutto di Carlo Santa, noto anche come Santabinder. Oggi il piacere raddoppia, perché vi annuncio l’uscita del suo secondo album che ha il titolo uguale identico al secondo album di un’altra famosa popstar: Oops!… I Did It Again“. Parole di Alexander de Large dello scorso mese di ottobre che hanno acceso una fiammella dentro il mio cuore, visto che in quell’esordio, fra ingenuità e sporcizia, ci sono ancora alcuni dei secondi migliori della musica italiana tutta.
Sì, datemi pure del pazzo, ma come altro descrivere Fiocchi di neve ci corrodono la testa se non come la perfezione? Sono 30 secondi (ripercorro le informazioni nel sampler 50 lepers del 2011) che sono entrati nel mio cuore senza lasciarlo più e quindi le aspettative erano altissime, così come i timori. Immaginatevi la voce di Carlo Santa come se Jordy fosse stato nutrito a dolciumi per dieci anni di fila, rapito da una famiglia di roditori e mandato a suonare al guinzaglio all’angolo della strada più buia del quartiere con una tastiera giocattolo ed un sombrero.
Eh, quindi, come si muta in 10 anni? Il più grande cambiamento riguarda la stesura dell’album, non più brevi bozzetti ma brani più corposi, in qualche modo più strutturati. Stiamo calmi, che è un attimo parlare di maturità… Santabinder attacca con una ripresa di uno dei gruppi che più mal sopporto nel mondo, Love Me Two Times dei the Doors, groovey come poche cose, tastierine, fischietti e piccoli roditori che svaccano la resa sonora rendendole giustizia (merito, parole dell’artista, di window7, Ableton mai aggiornato, cavi scrausi, massa Yamaha instabile). Poi si parte e ci si bea trasportati da tastierine delle migliori due lire del mondo, quella voce, quei piccoli accorgimenti che sembrano solo dei giochini ma che amplificati e registrati sono la grande bellezza. Ostregheto, Conejo Mato, Tugboat…inizialmente pensavo le canzoni fossero troppe e troppo lunghe, non avevo capito di come questa sostanza fosse migliore in grandi quantità, renda ebbri e giocondi, provoca picchi glicemici e movimenti scomposti a seguire marchette, polke e strumming latini. Santabinder ci trasforma per quasi 45 minuti in un videogame a 32 bit, dei ballerini baldanzosi che ondeggiano festosi. L’unica speranza a questo punto è che il nostro non aspetti altri 10 anni per palesarsi, e la nascita di un progetto insieme  proprio a quell’Alexander citato inizialmente. Le aspettative sono ovviamente alle stelle, così come i prezzi che queste splendide cassettone avranno fra qualche mese quindi regalatele subito a chi vi vuole bene e potrà capire il vostro entusiasmo, sarà una prova utile a rafforzare il vostro rapporto.
L’ho amato, lo amo ancora.

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