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Nascitari – Noi Eravamo Come Voi, Voi Sarete Come Noi (Claustrophilia, 2011)

Disco non recentissimo, questo di Nascitari, ma che merita qualche parola, soprattutto dopo aver visto all’opera il personaggio che si nasconde dietro questo nome al festival Oscenità Sulla Luna, quest’estate a Piacenza. Un’esibizione che trasudava furia e disperazione e trasmetteva un’urgenza che difficilmente ci è capitato di provare in altre situazioni (in rete trovate qualche filmato; non è nemmeno lontanamente come essere lì, ma vi fate un’idea).
I titoli catacombali dei due lunghi brani evidenziano subito il dualismo che caratterizza il disco: la coesistenza di vita e morte, ma anche (è soprattutto nel nome del disco) il rimando a un passaggio, a un altrove, fisico e temporale. Vivo In Una Tomba inizia come un post-industrial pesante ma sfumato che, per gradi impercettibili, si fa sempre più rumoroso e ci porta al power noise a grana grossa de Il Mio Amore Per Le Fosse, una grandinata che cade rovinosamente variando impercettibilmente il ritmo, senza lasciar scampo. Dopo un quarto d’ora dà l’illusione di volersi accomiatare sulle ali di un’aria operistica, ma è solo un inserto utile a evitare il rischio di eccessiva astrazione e prima della fine ci è riservata un’altra scarica di rumore bruto. Due pezzi (si va comunque oltre i quaranta minuti) fondamentalmente immobili, che non possono esplodere perché già in partenza il livello è tale da suggerire un’infinita detonazione che, nel suo continuo accadere, annulla ogni dinamica. Noi eravamo come voi… è l’incubatrice di una forza che, come la creatura del carpenteriano Il Signore Del Male, attende di nascere nel mondo. Lo si potrebbe addirittura intendere come momenti di meditazione atto a catalizzare l’energia che poi esploderà nella realtà fisico. Nelle esibizioni dal vivo, appunto.

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