Lua – Nube (Marsiglia / General Soreness, 2024)

Lua è il nuovo progetto di tre musicisti molto impegnati degli ultimi anni: Filippo Rieder con i FBYC ed il progetto VRCVS, Alessandro Zangoni di June Miller e Do Nascimiento e Pier Giorgio Storti dei Morose, fresco arrivo in formazione dopo l’ultimo disco. Con l’ep Werner si erano fatti conoscere 3 anni fa ed il loro ritorno non può che farci felici considerando l’attuale rigidità del clima elvetico. È musica toccante e misurata quella che si dipana nei cinque brani dell’album, musica che mi riporta alla mente i gloriosi anni ‘90 quando scartando i paletti fra i generi musicali si iniziava a discorrere di post-rock. Già, perché potremmo immaginarceli così i nostri tre, chini sulle strumentazioni per ricavarne paesaggi soffusi ed intensi, a rimbalzare nelle profondità fra archi e strati di pura melanconia.
I fuochi di Sant’Elmo poi non può che ricordare Brian Eno e, soprattutto, quel piccolo capolavoro che fu Uilab, uscito ormai già 27 anni fa. Proprio come in quelle tetre serate marittime sottese nel titolo in questo disco si percepiscono presenze, spettri, immagini che forse sono soltanto ricordi che appaiono fra le nebbie del tempo, in un tappeto onirico che ci fa stringere nei nostri corpi, il nostro respiro ed il nostro cuore come ritmica interiore.
In un disco chiamato Nube non poteva ovviamente mancare la pioggia, che scroscia lontana ne Il Prossimo Autunno, gocce a bagnare i musicisti che emettono suono ed a camuffare le lacrime. A tratti si lambisce l’intimità di un suono romantico, mantenendo però un’emotività salda, senza enfasi fuori luogo. Musica, quella dei Lua, da sorbire in esterna, sferzati dagli elementi naturali, il vento a seccare le lacrime. Prendetelo ora e tenetelo via fino a novembre, trattandolo come una buona bottiglia. Diventerà un lenitivo che vi accompagnerà nei momenti più freddi, momenti da condividere con i propri cari, mentre si affronteranno le tormente.