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The Great Saunites – Nero (HYSM?/Neon Paralleli/Il Verso Del Cinghiale/Hypershape, 2016)

L’opera al nero di The Great Saunites è un disco in tre atti che prosegue la cavalcata del duo lodigiano alla ricerca dell’hard-groove perfetto lavorando su un suono scarno ma bastante a sé stesso che non accetterebbe nessun altra aggiunta se non quella di un’elettronica che di tanto in tanto fa capolino a colorire le atmosfere. Sarà la suggestione della bella copertina (opera di Stefano Gerardi), ma i primi due minuti di Nero, brano che apre il disco e lo battezza, suggeriscono una discesa negli abissi dove, raggiunto un punto sufficientemente profondo, i due musicisti cominciano a macinare, nel loro ormai consolidato stile, giri di basso e batteria sempre in equilibrio fra ipnosi ed apnea: si scandaglia il fondo alla ricerca di deserti sottomarini con un suono che  richiama tanto le desert session quanto i Pink Floyd pompeiani in versione da dopo bomba. Al confronto i nove minuti di Lusitania (con addirittura una melodia che si fa strada fra basso e percussioni) sono rilassanti, ma subito Il Quarto Occhio rinserra i ritmi e chiude i giochi con un crescendo che monta come uno tsunami dopo un teso passaggio centrale a base di noise analogico. Proprio il peso che l’elettronica  ha in Nero rappresenta un elemento di notevole interesse per lo sviluppo del futuro suono della band, permettendo, mi pare di intuire, di evolverlo secondo le linee guida di una psichedelia dai tratti space e tribali: l’hard-groove perfetto non è ancora stato trovato, la ricerca (per fortuna) continua.

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