Giacomo Papetti/Emanuele Maniscalco/Gabriele Rubino – Small Choices (Aut, 2013)

E pensare che ho conosciuto Davide solo due anni fa, ad un mini festival in quel di Bologna e lui era timidamente seduto al suo banchetto con le prime due uscite, abbiamo scambiato due parole e poi ci siamo ripromessi di tenerci in contatto. E così è stato, e da quelle due uscite di partenza è giunto ormai alla sesta, aggiustando sempre di più il colpo e mettendo a fuoco per bene quelli che erano i suoi obbiettivi. Così la Aut records, trapiantata a Berlino e capitanata da Davide Lorenzon sembra essere capace di fotografare con colori vividi una attitudine ben precisa e un gruppo di musicisti che ne fanno parte. E anche questo lavoro in questione a mio avviso funziona, me lo hanno detto le mie orecchie e il mio cervello, perché dopo una settimana di distacco dal suo ascolto ho riconosciuto le parti che ormai mi erano entrate nel cervello creando delle connessioni neuronali. Ed eccomi quindi qui a parlare di questo trio composto da: Giacomo Papetti – contrabbasso, Emanuele Maniscalco – pianoforte, Gabriele Rubino – clarinetto piccolo, soprano e basso. Trio che intelligentemente inserisce nell’organico uno degli strumenti spesso snobbati del jazz che è il clarinetto (ricordo solo il capolavoro che è Out To Lunch di Eric Dolphy), sia nella sua veste di piccolo, di soprano, che in quella di clarinetto basso. Un trio che riesce a mantenere viva l’attenzione e a ben differenziare le strutture anche solo con tre strumenti così marcatamente forti nel loro suono, senza dover ricorrere ai soliti “trucchetti rumoristici” tipici di chi fa improvvisazione, ma riuscendo a scavare tra le sfumature timbriche, in relazione anche alle pause e alle sospensioni sonore. Un lavoro studiato e sviluppato anche sulle dinamiche (anche questa caratteristica spesso troppo dimenticata) e sull’armonia, ma soprattutto un lavoro ben definito nei “momenti” musicali che sono costruiti da percorsi sonori che prendono forma e cambiano direzione quasi ad ogni singola nota, come se fossero delle frecce direzionali che indicano da che parte andare a sviluppare il suono. C’è un’attenzione quasi certosina nella stesura della notazione e nell’esecuzione, anche quando improvvisata, ma senza perdere l’emozione e la sensibilità nell’atto di riprodurre quelle note. In sospeso tra contemporanea e jazz, e basato sul rapporto e sulla comunicazione tra materiale scritto da grandi esploratori del cosmo musicale come Ligeti, Sibelius e da grandi romantici come Gershwin, e materiale originale del trio. Ed è proprio questo il punto di forza; la terza via di comunicazione esplorata e registrata che sta nel mezzo (o di lato, o di sopra o di sotto…vedete voi) ma soprattutto che sta altrove tra le composizioni originali di grandi maestri e la freschezza di un suono scritto nei giorni nostri…ed è questo che rende davvero interessante Small Choices.

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