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Collezionando Vuoti A Perdere – S/T (Under My Bed, 2014)

Chi si nasconda dietro questo nome curioso nelle note ci copertina non c’è scritto. Nemmeno sappiamo se si tratti di una sola o più persone, per quanto, a dar man forte a chi canta, si distinguano in alcuni episodi altre voci. “Registrato da qualche parte a Milano, d’estate, un paio di anni fa” è tutto ciò che sappiamo e tutto sommato non ci serve altro: questo è un disco che parla da sé.
I liquidi che riempivano le bottiglie sono finiti, la scritta sulla copertina del disco – una busta dal lettera marrone – è sbiadita e un po’ in tutti i testi (in italiano) ricorre l’idea di tempo trascorso. È passato anche il rock, che indubbiamente doveva esserci, e ha lasciato segni in  più di una traccia di questo disco in equilibrio tra il cantautorato e il folk: voce, chitarra e pochissimo altro. Eppure, dopo la strumentale Aspettando L’Agosto In Città (memore di certo garbato post-rock), le pulsazioni di Canzone Per L’Estate ricorda i C.S.I. spogliati della tronfia strumentalità che li caratterizzava, mentre Non Ci Sei Più, non fosse per il cantato in italiano e il timbro di voce lontano da quello di Gira, potrebbe essere estratto da Various Failures, con quel salire di tono in corrispondenza del ritornello che era proprio degli Swans sfasciati, sputtanati e depressi di allora. Sono questi pezzi, caratterizzati una visceralità che cova sotto la cenere, i migliori del lotto. Altrove, i brevi intermezzi strumentali di Inizio e Notturno servono a scaricare le ultime scorie di rumore e forse depurano troppo i brani del finale, che si fanno più vicini al cantautorato di italiano di ultima generazione e sono un po’ meno incisivi. Si finisce con la coda strumentale di Macchine Usate, che ci riporta alle atmosfere malinconiche dell’inizio; non è un caso, perché Collezionando Vuoti A Perdere nel suo essere conciso e apparentemente semplice, richiede in realtà qualche ascolto e cresce alla distanza.

 

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