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Three Second Kiss – Long Distance (Africantape, 2008)

Formazione nuova, vita nuova, ma pur sempre vecchi Three Second Kiss, sia nel bene che nel male. Il gruppo non credo abbia bisogno di presentazioni ma se proprio servisse: partirei col dire che insieme agli Uzeda sono stati la punta dell'iceberg della stagione d'oro del post/math-rock italiano e per quel che mi riguarda c'è stato un tempo in cui se la sono giocata alla pari con parecchi americani famosi…anzi quello a dire il vero lo fanno ancora egregiamente, anche se con qualche riserva.

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Dead Elephant – Lowest Shared Descent (Donna Bavosa/Robotradio, 2008)

Nuovo disco per i Dead Elephant (solo di recente ho scoperto che devono aver fatto degli EP autoprodotti) e come accade spesso, doppia produzione, visto che simultaneamente il disco esce su Donna Bavosa e Robotradio. Inizierei subito col dire che per chi non li conoscesse gli "elefanti morti" fanno "roba pesante" con parecchie influenze di hardcore e metal evoluto che ha in Neurot, Hydrahead, Albini, e nel noise i suoi punti cardinali.

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Bear Claw – Slow Speed: Deep Owls (Sickroom, 2007)

Ascoltando I Bear Claw come sempre ero ignaro di chi fossero e da dove venissero, perché se leggo i comunicati stampa lo faccio quasi sempre dopo essermi già fatto un'idea del disco, fatto sta che come immaginavo durante l’ascolto si tratta di un gruppo così americano che infatti viene da Chicago. Oltrepassata l'inutilità dei comunicati stampa, il mio commento di apertura i riferisce al suono, a quello che suonano ed al modo in cui lo fanno e non è per nulla negativo, come dire che da un nero del ghetto non sia lecito aspettarsi che giochi bene a basket. Da Chicago vengono solo due cose "i tori e gli Shellac ed io non vedo le corna", forse potrebbe essere anche un po' brutto dirlo ma si tratta proprio di post/math rock made in Chicago stile i succitati mostri ma anche primi 90 Day Man, Slint, Dianogah ma anche minori troppo velocemente dimenticati come Lustre King.

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COG – Course Over Ground (Moonlee, 2007)

Urticante e spigoloso "blues‘n'crawl" croato di ispirazione palesemente Shellac/Jesus Lizard. Forse un filo troppo simile alle fonti ispirative per non pensarci, ma le contrazioni, i ripensamenti e i morsi della chitarra, evidente sintomo di tecnica tutt'altro che mediocre, distendono il fiato ad un disco che, per definizione stilistica, si muoverebbe su coordinate principalmente nevrotiche e paranoidi. Viene naturalmente da chiedersi se ha un senso oggi produrre ancora sonorità di questo tipo, cioè tanto simili a modelli originali già consolidati nella hall of fame del rock indipendente. Assolutamente sì.

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