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Kill Your Boyfriend – S/T (Shyrec, 2013)

Un side project. L’unione di un Wora Wora Washington e Kitsune, una drum machine e via verso spazi siderali e suoni anagraficamente figli di una indimenticata new wave, ma solo anagraficamente. Ecco i Kill Your Boyfriend – nati un paio di anni fa e che, rispetto alla line up originale, hanno aggiunto un membro al synth – ed il loro omonimo primo album ufficiale strabordante atmosfere raffinate e ricercatamente 80s – Jacques, Henry -.

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Horror Vacui – In Darkness You Will Feel Alright (Avant!/Legion Of The Dead, 2012)

Dai toni cupi degli americani Night Sins, all’abisso degli Horror Vacui, schiaffato in faccia con un titolo e una copertina che lasciano pochi dubbi sulla loro visione del mondo e dei rapporti interpersonali. Ad uno sguardo distratto l’album potrebbe essere facilmente scambiato per un disco di un misconosciuto gruppo black metal. Il debutto del quintetto bolognese, proveniente dalla scena crust, nasce dalla coproduzione tra la Avant! e la stessa label della band Legion Of The Dead, e si addentra verso sonorità gothic/death rock di notevole tiro, potenza e impatto, direi epico in certe tracce (ascoltare le cavalcate In Darkness e I Like When a Soldiers Dies).

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Night Sins – New Grave (Avant!, 2012)

Una delle primissime musicassette che acquistai, attratto dalla copertina (che, rivista ora, fa orrore…provare per credere) e con la casualità credo tipica di chi si approccia alla musica a quattordici anni, fu Carved In Sand dei Mission. Nome di culto che, credo, non sia passato alla ribalta, se non per il fatto che un paio di membri militavano precedentemente nei Sister Of Mercy fino a metà anni ottanta. Un disco quello forse un po’ pacchiano ma importante per gli ascolti futuri, sarà stato quell’approccio da nemesi degli U2, giusto sul finire degli anni ’80. Ed eccoci qua: dalle ceneri di due band hardcore si sono formati un paio di anni fa a Philadelphia i Night Sins che ricordano e molto i Mission più gotici (citati tra l’altro nella press sheet).

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Rock And The City – Death Is Not The End?

Quando queste righe saranno consegnate alla Rete delle reti, Pasqua sarà andata e venuta in un battibaleno, col suo significato di morte e resurrezione per chi conserva un barlume di religiosità. Non io. Mai avuta manco un'oncia, se è per quello, e men che meno in questi tempi disastrati. Nello specifico di quanto leggete qui sotto, tuttavia, la cosa non conta nemmeno un po'. Qualche settimana fa ho finalmente rimesso ordine tra le riviste del 2006 e, sfoglia di qua e rileggi di là, ho fatto due conti. Mi è venuta la pelle d'oca nel redigere la lista – solo mentale: guai anche a considerare di prendere in mano una penna – di chi se n'è andato dal variopinto e rutilante mondo del "rock". C'è un problemino, da qualche anno in qua: i musicisti che hanno fatto la storia (piccola o grande, non conta) divengono sempre più vecchi, scoprendosi, e scoprendoli noi, normali uomini. Quelli che non ci hanno rimesso le penne da giovani & belli, per incidenti o – come dire – malattie professionali, sono arrivati fin qui e rischiano di salutarci da un dì all'altro, né più né meno dei simpatici e solari vecchietti della bocciofila che incrocio al parco pubblico il sabato mattina.

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