Mathians / Dot (.) – Split 7″ (Dufresne, 2006)

In periodi di “downtuning, doom, sludge” e rallentamenti vari, nel mentre della quasi beatificazione di O’Malley (Sunno))), Khanate, etc.) in anno domini Neurot-icum ecco un buon reperto dall’asse Roma-Tokyo (manca solo Berlino per ricordare i “ne-fasti” dei tempi andati). Partiamo dai Dot (.) visto che sono stati una sorpresa notevole, diciamo che se i Cathedral avessero dovuto scommettere su qualche paese non avrebbero pensato forse al Giappone ed avrebbero sbagliato, anche se confronto ai “primemovers” inglesi i nostri amici giallognoli sono decisamente più potenti e più feroci, un growling vocale fa pensare che il cantante abbia ingoiato un distorsore o almeno una corogna. I Sabbath portati alle estreme conseguenze come qualcuno ha detto di molte cose doom/stoner, beh, se questo è il risultato allora Extreme Conditions Demand Extreme Responses avrebbe ribattuto qualcun altro in modo “brutale”. Ora passiamo ai Mathians che credo siano un progetto estemporaneo coinvolgete fra gli altri un ex Fog In The Shell e David che è sia il patron di Dufresne sia l’ex cantante dei mai troppo rimpianti Nativist (ora in forze nei Disquited By). Gli italiani rispondono a tono, sebbene la voce sia più sull’ “urlo fino a che non mi vanno a puttane le corde vocali” rispetto la groooooaaarrr nipponico, cori melodici doommosi che contrappuntano con una bella aura decadente e tetra a tappeto. Rispetto a quello che ho sentito degli Ufomammut, che a quanto pare sono i figli più noti di questa nidiata italiota, siamo persi in atmosfere meno psichedeliche e più “la morte è sicura…la vita no”. Un disco da “head banging” -ribassato pure quello-, a suo modo ipnotico (side effect del genere) e da melting pot -in cui il pot si riempie di natura assortita jamaicana-. Sabbath, Neurosis, O’Malley, Godflesh ripescati dalle fogne con le loro belle arie mefitiche: un segno dei tempi che cambiano?…Sempre in peggio?…O solo del fatto che c’è poco da stare allegri? “Mala tempora currunt”.

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