Maria Jikuuuuuuuuu – Level 7 (Spettro, 2012)

Dietro al nome d’arte di Maria Jikuuuuuuuuu si nasconde, chi l’avrebbe mai detto, Maria Jiku, ma il numero della vocale finale dev’essere variabile, se quando la vedemmo dal vivo si presentava semplicemente come Maria Jikuu. Evidentemente incurante delle questioni anagrafiche, la poliedrica musicista di Kyoto arriva, con Level 7, al suo terzo album, il primo per la Spettro Records dopo due autoproduzioni. Come si evince dal comunicato che lo accompagna e dal titolo (il 7 è i livello d’emergenza raggiunto durante l’incidente alla centrale di Fukujima), si tratta di un concept ispirato al recente incidente e che si allarga alla critica del nucleare in tutte le sue forme.
Sarà forse una suggestione, ma alla luce di ciò mi pare di poter leggere il disco come una narrazione: il panico delle voci che si sovrappongono fino al parossismo nella breve apertura di Inori, l’apocalisse di percussioni e venti elettronici che sommergono le voci salmodianti nella prima parte di Yamiyo 11, con quel sapore di industrial d’annata che ben si adatta a una situazione, quelle delle proteste della CND, che riporta agli anni ’80. Nella seconda parte dello stesso pezzo siamo pervasi da un senso di vuoto, nel lirismo di suoni generati da corde pizzicate e battiti metallici, in un’atmosfera affatto nipponica. Ci troviamo in un tempio buddista o in una città deserta? Poco importa: sia ha comunque l’impressione che qualcosa sia compiuto, ci si sia raggiunto un equilibrio, sebbene continui ad aleggiare un senso di dramma. Lungo queste coordinate prosegue la conclusiva Divinity 0, ancora più rilassata, con melodie riverberate che si stendono morbide per quasi mezz’ora (anche in questo caso divisa in due parti), senza tuttavia aggiungere nulla a quanto già detto, anzi risultando ridondante e facendo perdere un op’ di mordente al disco. Decisamente migliore, quindi, la prima parte, densa ed evocativa, più che sufficiente ad esaurire il tema, tra l’altro combinando modernità e tradizione, ma tenendo a distanza lo stereotipato nichilismo japan-noise. Una scelta che, dato il tema trattato, non appariva così scontata.

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