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Au – Both Lights (Leaf, 2012)

Un magma musicale assurdo permea il lavoro di questi ay-yoo, progetto di Luke Wyland e Dana Valakta da Portland. Un gorgo sonoro iniziale (Epic) dai risvolti quasi math, tra pop e Battles che cede il passo ben presto ad un musica corale, da grandi numeri, che, è vero, strizza l’occhiolino al Canada e alla psichedelia prendendo le distanze però dai contesti da stadio degli ultimi Arcade Fire (in Solid Gold credo ci sia la comparsata di Colin Stetson) ed avvicinandosi ad atmosfere che a tratti (Get Alive) ricordano i deliri lirici dei Parentethical Girls (di Portland come gli stessi AU e non a caso forse). Ma si fa torto a voler pescare a tutti i costi il confronto, visto che la band possiede una scrittura molto aperta (OJ), difficile da catalogare e che spesso si diverte ad improvvisare con stratificazioni sonore continue (Today/Tonight). Tutto ciò senza perdere completamente i connotati pop, anche sopraffino, come si può ascoltare nella traccia Crazy Idol. Certo con tutti i nomi a cui guardare oggi non si sentiva la mancanza di questo progetto, non sempre convincente quando si lascia andare ad una follia un pelo sconsiderata e autocompiaciuta, decisamente notevole invece quando imbrocca linee di piano e melodie uniche (Old Friend sembra una delle ballate migliori scritte dai Low). Un disco discontinuo quindi, ma non privo di fascino.

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