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Lite – Illuminate (Transduction, 2010)

Il perché la Transduction sia così ossessionata dai gruppi post/math-rock giapponesi mi è oscuro, resta che il livello tecnico e delle registrazioni è sempre a dir poco impressionante, tanto che per questo lavoro hanno sfoderato John McEntire dei Tortoise e J Robbins dei Jawbox, scusate se è poco. I Battles hanno fatto scuola, certamente, ma qui si parte da prima, il suono anche se aggiornato con alcuni campionamenti rimane quello di etichette come la Ohio Gold, la My Pal God e in quella specie di area grigia che faceva sì che certo emo core molto evoluto ed il post (o math rock che fosse) venissero incontrandosi.
Se quindi non fosse ancora chiaro si tratta di un lavoro molto melodico, quadrato ma non troppo freddo, sempre molto fruibile, anzi se un pregio va riconosciuto nell'affinarsi del suono dei Lite sta proprio nel fatto che si siano semplificati lasciando al pezzo giusto qualche orpello ma senza mai esagerare. State pur certi che qualche bel passaggio tecnico a decorare il lavoro l'hanno lasciato, ma tutto scorre piacevolmente senza dar quell'impressione che i pezzi siano stati tagliati con riga e squadrette. Gli interventi esterni alla formula chitarre basso batteria spesso si riducono a semplici arrangiamenti di campioni, synth o simili, in questo senso potrebbero sembrare vicini a certe cose dei Lustre King, se non fosse che a differenza degli americani non vanno mai di distorsione e questo pur non sembrando dei mollaccioni. Nulla di nuovo sul fronte orientale, ma un esercizio fatto con la perizia e la precisione che spesso solo i giapponesi sanno regalare.

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