AA. VV. – Burnt Circuits Kept Under My Bed (Under My Bed, 2014)

Ah, le vecchie C-90, stipate di musica al limite della capienza, il massimo minutaggio nel minor spazio: quanti ricordi… A dire il vero le odiavo: andare a pescare un pezzo, in mezzo a quei chilometri di nastro era un casino e in più il walkman, appena le pile calavano un po’, faceva fatica a farlo girare, offrendo delle grottesche versioni rallentate dei pezzi che con tanta cura e tanto calcolo avevo messo in fila. Ma bando alle ciance, oggi la Under My Bed resuscita questo supporto con una compilation che raccoglie amici vecchi e nuovi venuti a celebrare la quarantesima uscita del catalogo.
18 artisti per 18 brani e una certa varietà –sono sempre comunque suoni di confine-  che rende meno estenuante l’ascolto. Dai nomi storici non abbiamo grosse sorprese, ma conferme sui livelli abituali: chi li ascoltasse per la prima volta troverebbe dunque un esempio significativo della loro cifra stilistica. Fra i vari Deison, Fabio Orsi, Matteo Uggeri, Von Tesla, Carlo Giordani & Andrea Marutti e Maurizio Abate, spiccano uno Stefano De Ponti in versione field recorder insolitamente rumoroso, un Luca Sigurtà che si cimenta con scarne ritmiche industriali, degli St.Ride tenebrosi come mai ricordo di averli sentiti e il felice sodalizio fra Metzengerstein e IOIOI, all’insegna di un denso ritualismo. Sul lato B – quello maggiormente (Dio mi perdoni) psichedelicamente occulto – sono ospitate quasi tutte le nuove proposte ed il livello è altalenante, com’è normale che sia. I brani che mi hanno meno colpito sono quelli più melodici: Architeuthis Rex (che di primo pelo non sono) e Erore sembrano guardare ai Jesu – i primi all’anima più hard, i secondi a quella più pop – entrambi senza impressionare, così come l’elettro-psichedelia di Apoteke, mentre i Deep Grass, anch’essi piuttosto pop, andrebbero risentiti su una distanza maggiore. Spring Makers e Tettu Mortu propongono la medesima formula, chitarra melodica che si adagia su un tappeto di rumore, idea non originalissima ma d’effetto, che soprattutto i primi finalizzano al meglio. Infine le due scoperte più belle: Marta De Pascalis, col suo synth in libertà, rinnova il suono del Battiato più krautofilo, mentre Mace. orchestra alla perfezione ambient vibrante e sussulti rumorosi, peccato solo che la traccia sia brevissima. In chiusura, due parole d’obbligo sulla bella confezione, in cartoncino e con inserto stampato: nulla a che fare che lo vecchie C-90, stavolta.

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