Ultraviolet Makes Me Sick - No Freeway, No Plan, No Trees, No Ghosts (Urtovox, 2004)

Tornano dopo un esordio ben accolto dalla critica gli Ultraviolet Makes Me Sick, e con questo secondo disco fanno davvero un passo in avanti, dimostrando che non solo i Giardini Di Mirò si sono affrancati dai richiami del post rock più classico, ormai adoperati da molti, arricchendo il loro suono: la malinconia rimane sempre il loro piatto forte (la stupenda Overrexposed), ma si aggiungono toni più vicini allo slowcore nei brani in cui si inserisce l'uso della voce, prestata dall'ospite Andrea Ferraris (Deep End, One By One We Are All Becoming Shades, nonché parte del nostro staff e collaboratore di Post?, fanzine sul post rock italico portata avanti dagli Ultraviolet Makes Me Sick stessi). L'incedere della batteria e l'uso di effetti vintage in odore di psichedelia li avvicinano spesso (per loro fortuna) agli immensi Tarentel, come in Brothers Fallen Near Allen o la seguente Heart And Mind Out Of Tune And Reverse, brani che fanno capire ancora una volta come mai in Australia i nostri abbiano trovato facilmente distribuzione già dal precedente Soundproof presso la Camera Obscura, etichetta popolata da fantasmi freak capaci di dischi davvero notevoli; e che ci fa poi quella magica armonica, che in quanto a malinconia sa di Neil Young, nel brano che da il titolo al disco? Non lo so, ma fa quasi commuovere.
Registrato in modo davvero eccelso, grazie anche alla fase di missaggio ad opera del "mago" Magistrali, questo No Freeway, No Plan, No Trees, No Ghosts fa il paio con i romani Blueprint per il disco di post rock italico migliore dell'anno.

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