Eric Sardinas - Black Pearls (Favored Nations, 2003)

Della serie come coniugare il sex appeal di Lenny Kravitz con l’onanismo chitarristico di Steve Vai. Ladies and gentlemen, from the United States of America: Mr. Eric Sardinas! Più pitonato di un pitone, con più treccine degli Articolo 31, questo sogno erotico da parrucchiera di Buffalo ci dà dentro alla grande!
Ben inteso, nonostante le appariscenze, lo trovo molto più onesto e digeribile di qualsiasi altro masturbatore della sei corde e se questo dipenda dal fatto che ha meno tecnica o più stile non saprei dire. Bel dilemma, no?! Sta di fatto che la nostra battle-axe interpreta molto bene gli standard più classici dell’A.O.R. iniettandoli con grandi dosi di Floyd-Rose, slide e wah-wah e il risultato non è sgradevole affatto: sono sicuro che può annoverare pletore di estimatori specialmente tra veterani della Guerra del Golfo (andata) e redneck confederati.
La voce del nostro truce se la cava bene e, tutto sommato, la formazione power trio (Paul Loranger/basso, Mike Dupke/batteria) amalgama bene il sound; quando bluseggia la chitarra di Eric si torce talmente che immagini il manico tocchi il ponte passando direttamente da dietro.
Purtroppo, a mio giudizio, la produzione eccessivamente patinata (Eddie Kramer) smalta troppo un lavoro che, già imperniato sul virtuosismo per conto proprio, avrebbe reso meglio se più rozzo. C’è da dire che lo stesso chitarrista segnala, sulle note di copertina, l’intera registrazione live ed analogica del prodotto. Sarà.
Da ascoltare dopo aver visto Berretti Verdi con John Wayne.

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