ZU – Ferrum Sidereum (House of Mythology, 2025)

È passato più di un quarto di secolo da quando gli Zu hanno iniziato a calcare i palchi. Straordinario pensare a quanto carica e tensione non siano mai scese ed il terzetto (stabilizzatosi attorno a Massimo Pupillo, Luca T.Mai e Paolo Mongardi) riesca a scardinare ad ogni ritorno i binari del quieto vivere e progredire. Stabili ormai da 6 anni con l’inglese House of Mythology si riappropriano con questo Ferrum Sidereum del metallo cosmico, unendo i mondi che da sempre li contraddistinguono e concentrandosi sulla forza degli elementi, sulla credenza e sull’immaginario che abita molte di queste canzoni. Album doppio registrato col più talentuoso svizzero italiano probabilmente mai stato dietro al banco di una regia, Marc Urselli, si apre facendoci scivolare al suo interno con Charagma, un brano che delinea sin da subito un intento bellicoso e potente: la parola greca indica infatti sia l’apocalittico marchio della bestia che una moneta. Luca T Mai fa il bello ed il cattivo tempo portandoci attraverso toni bassi ed acuti in un tripudio di cambi di ritmo che ne mettono in risalto le capacità tecnica. Come sempre però è la furia lucida a tenere in piedi il trio, in grado di passare da un secondo all’altro da un mood umido e forestale ad una tesa levitazione. Con le seguenti Golgotha e Kether seguitano le immagini sacre e le loro ambivalenze, prontamente scardinate dall’impeto dei nostri, lirici nella loro certosina cattiveria. I brani sono densi e potenti, si prendono un tempo lungo per cambiare, evolvere ed attorcigliarsi, trascinandoli nella loro trama. La Donna Vestita Di Sole puzzava di Fulci ma è in realtà ancora fuoco biblico, con la partoriente di colui che sarà destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro cacciata dal drago satanico. C’è un acre sentore di zolfo, la strumentazione sembra pronta a prendere fuoco prima di sciogliersi in un vapore che si alza al cielo. Plurima è guardinga, quasi amministrazione da parte di un altissimo che unisce grooves oscuri e post-punk a delle percussioni tribali prima che si salga per l’ennesima volta sulla china del sassofono. Il Fuoco Saturnio spezza l’ambiente con una sorta di riduzione del leggendario jazz core dei nostri in un’aia polverosa, tra marcette e sobbalzi fino a ricrescere, prendendosi ancora una volta la sua massa e la sua coscienza incazzata come da mitologia conviene. La mitraglia di suono di The Celestial Bull and the White Lady ben si sposa alle gesta di Zeus che rapisce Europa facendone la prima regina di Creta. Poi altre odissee, il viaggio della Perla e la sensazione che nella sua seconda parte Ferrum Sidereum si dia a canti e racconti più ariosi e mobili, evitando chiusure ermetiche o drammatiche ma trasmettendo comunque esperienza e stazza. La breve scheggia di Perseidi ed il ritorno con la title track ad una violenza esplorata e scoppiettante. Ferrum Sidereum è un disco pugnace ed in missione, con dalla sua un gergo ed uno stile ormai cesellato alla perfezione. Gli Zu volano letteralmente tra cielo e terra in 80 minuti che ne attestano movimento e fantasia.