Zoltan Fecso, Anna Morley – Desire Path (Oxtail, 2026)

A volte le bellezze più recondite escono allo scoperto grazie al caso, o ad un consiglio inaspettato. Zoltan Fecso ed Anna Morley sono due musicisti australiani, al syntetizzatore lui ed al vibrafono lei: grazie alle parole di Brian O’Dwyer, batterista che ho avuto l’occasione di conoscere per il suo lavoro con Zöj capitiamo sul loro Desire Path, mezz’ora giusta di suono pubblicata a marzo per Oxtail Recordings, etichetta che già ha sostenuto nomi da me apprezzatissimi, come Stefan Christoff ed Øjerum. Il suono del due si spande in maniera delicata, quasi felpata, come piccoli fiocchi di luce nell’oscurità. La stessa copertina, come la musica, sembra portarci in luoghi magici e lontani, come se Maurice Sendak avesse fatto di nuovo perdere un personaggio dei suoi fino ad un mondo gentile ed alieno. Alieno già, che a tratti il suono sembra unirsi in una vis spaziale ed accogliente, dove una sorta di torpore potrebbe avvolgerci per sempre. Diciamolo chiaramente, Desire Path è un disco che potrebbe essere utilizzato per non alzarsi mai dal letto, un piccolo miracolo che ci spinge a girarci ed a lasciar fluire il dormiveglia su mappe ancora inesplorate, lasciando che le note, i suoni ed i rintocchi agiscano per nostra delega. Il rischio è quello di cadere in una sorta di ipnosi, tornando alla nostra prima infanzia soltanto per vedere la sagoma di Raymond Scott muoversi lontana. La prospettiva di muoversi in un territorio misterioso ci porta quindi in un mondo che ci appartiene e che possiamo contenere, a patto di abbassare le difese e farsi avvolgere. Ad alzarsi ed al lavoro penseremo domani.