Riccardo Prianti smette gli abiti del martire del weekend per diventare un cantautore r’n’r che unisce glam ed una voce dall’oltretomba.Noianoiser è il suo viaggio, Zist il suo nome, in 8 brani che trovano molto spesso la via per artigliarsi al nostro cuore. Charlie si presenta come se fosse appena riemerso dalle sabbie del tempo ma è con Dig (citazione Dandy/Brian?!) che ci mette sotto al naso un frankestein fra David Bowie e Screaming Jay Hawkins, tenebrosa e glam. Il registro vocale, la semplicità primordiale delle musiche, tutto porta ad immagini che non siamo abituati ad figurarci e per le quali forse sarebbe meglio attestarne a lui direttamente la paternità, evitando di scendere in eresie come lo Ian Curtis folk di Droid. Nella title track le emozione sembrano tracimante e ci si immagina Zist come un golem piangente, un contenitore incapace di far fronte al pianto che non trova altra soluzione che buttarla in musica. Per fortuna si riprende e ci porta a ballare in samba6, mettendo quel brio tropicale fra zombies e Caraibi che ci fa entrare nei b movies più belli della nostra mente. La bravura di Riccardo, una volta trasformato nella sua creatura, è quello di riuscire a suonare musiche che hanno almeno 50, 60, 70 anni esattamente come debbano essere suonate per essere coerenti con il personaggio ed il viaggio immaginato: “In honor of the holy mother of all arts: Noia, also known as ennui, langeweile, aburrimiento, and boredom – but be careful, this is an evil kind of boredom“. Una noia cattiva, che sembra prendere sembianza umana e si sostituisca a noi con un automatismo sballato, che la porta a costruire 8 canzoni instabili, claudicanti e bellissime. Nota di merito per la signora rappresentata in copertina, lontana, due enormi sacchi bianchi nella mano destra come parafrasi di testicoli gonfi e stufi, alfiera di un processo che porta una chitarrina folk (forse un banjo?) ad intrufolarsi in Greasoid, rendendola magica e poetica nonostante la primitività di fondo. La distorsione si attacca a She Smiled Wild come le pustole al corpo di uno zombie, intaccandone la figura ma rendendolo più forte, della forza di chi è senza speranza, così la chitarra punge e ronza senza bisogno di sembrare riccardone o celolunghista, chiudendo un nastro che è una splendida fiaba horror.
Non contento in formazione trio Zist (insieme a Jackie e Nino Farini) registra un live al Jeebo mostrando tutte le proprie virilità sotto la stecca del sole e davanti al proprio furgoncino sulla copertina. Carne bella, che risuona in maniera più sedata e meno sporca ma non meno interessante. Grease e Vainis ci portano con loro, Amateur Godz è puro Elvis style, par di immaginarselo Zist vestito di lustrini con l’asciugamano sulla spalla a tergersi la fronte, le prime file a sbavare metrosexualmente per questa meraviglia della natura. Flower tiene fede al suo nome, sboccia da folk e country crescendo dinoccolato e sexy mentre Lifestyle è pura deboscia campagnola, elegante in un certo senso, allungando suoni e parole lanciando tappi di whisky fino all’alba. Chiudono con Glue un set breve, brevissimo, pure troppo, tanto che spero ci fosse una rete di galline a difenderli dall’uscita del palco. Bicchieri e bottiglie a pioggia di fronte a tale diniego di sforzo, cazzo di zombies!

