La stagione di musica dal vivo al CS Bruno di Trento, in collaborazione con Equilibrio Precario, al secolo Stefano Paternoster, si conclude con un concerto fenomenale per resa e qualità.
Si parte alle 22.00 circa con Le Mosche di Miyagi, band locale con sede dalle parti di Rovereto, che apre con una performance poetica direttamente tra il pubblico. La band sciorina alcuni pezzi dal loro disco, “Fuoco Fatuo”, uscito appena due mesi fa.
La musica è un alt rock dalle tinte math con un cantato in italiano convinto e convincente. Non tutti i pezzi risultano efficaci fino in fondo, ma l’intesa tra i tre musicisti, di cui 2/3 erano nei Sabung (piccola perla scomparsa del panorama trentino), è davvero ottima.
Alle 23.00 circa è la volta dei LinguaSerpente, supergruppo con componenti di storiche band del Nord Est come Captain Mantell, With Love, Serpe in Seno, Bluid e Sick Tamburo. Il progetto ha pochi anni di vita (esordio del 2020), ma l’esperienza dei quattro musicisti si fa sentire così come la carogna che riescono a mettere a terra. Il loro è un suono rumoroso, ma organizzato.
La matrice hardcore è palpabile così come le molte influenze che hanno segnato il percorso sia dei singoli musicisti, oltre che della band. L’ultimo disco, “Fast Radio Burst”, è uscito nel 2024 e merita più di un ascolto.
La performance è estremamente compatta e viscerale, senza fronzoli o pose di cui nessuno sul palco e in sala ha bisogno.
Infine, ecco saltire sul palco i cinque Youff. La band belga sta facendo un minitour in Europa e questa è l’unica tappa italiana. Misconosciuti ai più forse per la provenienza, tutt’altro che consueta e di moda, gli Youff sanno approcciarsi al palco in maniera sublime. Premettendo che si tratta di una band con tre album e diversi singoli all’attivo, si sente e si vede l’approccio naturalmente nervoso che si addice a chi propone un noise rock minimalista e urticante, al limite, spesso superato, della cacofonia.
Già dal linecheck si capisce che si sta per finire in un turbine di sferragliante delirio post noise, in cui scomodare l’industrial pare tutt’altro che fuori luogo.
Gli undici pezzi suonati, per circa quaranta minuti di musica, non lasciano mezzo secondo di respiro. Quando non sono le straripanti e acidissime distorsioni delle chitarre a lapidare i nostri timbani, ci pensa un suono di basso tra i più taglienti e monolitici che si sia mai sentito negli ultimi tempi. La batteria è percossa con la violenza del colpo di grazia inferto al più odiato dei nemici. Infine, il cantante dà vita ad un’esibizione idrofoba, al limite della psicosi. I movimenti sono fuori da ogni schema o stereotipo di frontman di una band del genere: il ragazzo è allucinato in ogni suo gesto, movimento e sguardo. La tranquillità mostrata nell’aggirarsi tra lo sparuto pubblico prima del concerto, lascia spazio a una nevrosi che si concretizza in “balletti” schizoidi, come se un folletto si fosse pappato il senso dell’universo tutto in un colpo. La prova vocale è enorme ed originalissima… fuori da ogni traiettoria nota. Le linee vocali sono declamate, urlate, straziate.
Lo stile del gruppo risulta quasi sperimentale, pur proponendo una formula abbastanza collaudata, fatta di poca dinamica, molto rumore e tanto dolore. In un certo senso gli Youff stanno al post punk come i Big|Brave al doom: pur affondando nelle radici storiche dei generi entrambi i progetti spiccano il volo per lidi di inesplorata sperimentazione rumoristica.
Nella scaletta spiccano i pezzi dell’ultimo disco, “Heydays”, uscito nel 2023, ma da una lettura dei pezzi magari abbiamo ascoltato anche qualcosa di nuovo.
A stonare in quella che si è affermata come la serata con il livello qualitativo più alto di quelle organizzate a Trento da Equilibrio Precario, è stato un pubblico poco numeroso, anche se abbastanza coinvolto. Questo potrebbe aver influenzato un poco le esibizioni, ma non credo più di tanto, dato ciò a cui ho avuto la gran fortuna di assistere.

