Yalda – Tavallodi Digar ( CD Taxi Driver, 2022)

A novembre dello scorso anno Massimo Perasso mi passa un live degli Yalda, conoscendo la mia passione per le voci femminili. Mi intriga, parecchio, e tengo gli occhi aperti per l’esordio, in fase di preparazione.
Dopo qualche mese ci siamo: Tavallodi Digar è il titolo del disco del power duo. Ci sono delle discrete mazzate, l’immagine della donna che tanto spaventa fino a diventare strega per l’evidente differenza e forza d’impeto (presentandosi poi cantando in farsi, lingua stupenda a me totalmente sconosciuta) ed un’atmosfera plumbea, massiccia ma allo stesso tempo lucida e mobile. Lale’ Kouchek e Bernardo “Berna” Russo sembra stiano suonando da un pozzo in cui nessuno voglia entrare ma dal quale è molto difficile allontanarsi. Ci sono echi di sirene e vere e proprie scudisciate che picchiano e grattano pesantemente. Il modo è oscuro e sinuoso, rettile. Alcuni testi sono ripresi da Forugh Farrokhzad, poetessa e regista morta a 33 anni nel 1967. Il farsi è per me puro suono ma quel che ho potuto leggere delle testimonianze di FF, sul concetto di ruolo e di genere, beh, segnetevi questo nome ed andate a leggervela!
Yalda sono coesi e compatti, il loor suono è aperto ed abbraccia diverse ottiche, hanno batterie travolgenti e cavalcate inenarrabili (il singolo Tavallodi Digar è qualcosa di travolgente, ti viene voglia di uralre correndo!). Lale’ riesce a passare da registri operistici ad urla ferine, ma sempre all’interno di un tessuto compatto e moblie, quasi fossero una bestia gravida di altre bestie che si sguinzagliano al galoppo. Vocalmente è semplice pensare a Diamanda Galas od a Lydia Lunch ma c’è qualcosa di diverso, intimo e personale negli Yalda, qualcosa che rende unici ed ipontici i loro brani. L’alchimia delle parti riesce in qualche modo, durante i sette brani, a trasportarti altrove, un mondo altro, costruito ad hoc dai suoni di Berna e temendo che Lale’ ci sorprenda ancora una volta. Chiudete gli occhi, ascoltate quest’album al buio, urlate per scacciare la tensione…sono certo che al secondo o al terzo ascolto le urla si euquilibreranno con le loro, facendoti diventare un tutt’uno. Yalda è la notte più buia dell’anno, quella del solstizio d’inverno: la colonna sonora è definita, ora basta trovare la giusta location per officiare nel buio più completo e liberarci definitivamente da sovrastrutture artificiali.

Corpo fisico mortale
Corpo di luce eterno
Diafano, intuibile
Calcolo materia
Non osservabile
Non osservabile

Mi sono tornati in mente i Disciplinatha di Primigenia a tratti, come se da quel disco terrigno e ferroso avessero tolto la luce, amplificandone i bianco e neri. Potenzialità altissime, portiamoli ovunque.

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