Xiu Xiu – Xiu Mutha Fuckin’ Xiu: Vol.1 (Polyvinyl, 2026)

La notizia migliore nell’uscita di un album di cover da parte di Xiu Xiu è che questo è soltanto il volume 1 delle loro rielaborazioni. Xiu Mutha Fuckin’ Xiu è lavoro che vede Jamie Stewart, Angela Seo e David Kendrick dibattersi fra le note di altri, incastrandoli in un mondo sonoro che ormai conosciamo più che bene, sudato, convulso e sofferto come il loro. Non nuovo a pratiche del genere (ricordiamo nel passato tributi a Nina Simone ed a Twin Peaks) Xiu Xiu sembra agire come sorta di virus, in grado di ricreare e stortare brani indimenticabili, la doppietta iniziale è un destro-sinistro da ko fra Talking Heads e Grace Jones, perfettamente centrati in un periodo newyorchese dove le oscurità nascondevano miracoli. Difficile uscire da un attacco del genere, ci vorrebbe un esorcismo, o la magia nera: nulla di meglio di un delirante tributo a Screamin’ Jay Hawkins, dove amore, morte, danze e mutamenti cellulari si mischiano in maniera malsana. A tratti sembra che Xiu Xiu scelgano di accanirsi martoriando i brani fini a farli entrare nel loro personale tunnel dell’orrore: Hamburger lady faceva e fa una cazzo di paura tale e preferirei non dire altro. Roy Orbison spremendo ugola, lacrime e sudore prima di trovare i padri putativi Soft Cell in una Sex Dwarf invero meno intensa di quel che ci si poteva aspettare prima che parta la cassa il primo lato di XXFX è già un bel compendio di poetica. Questi sono Xiu Xiu, questi i brani che ornano il corpo della quindicenne e dell’amico Lao Jin come una costellazione. Dancing on My Own è un’epifania, non conoscevo il brano di Robyn, di una grazia struggente e catartica, da lacrime. Quando poi entrano in campo i This Heat e l’antica Roma si può confermare definitivamente di come Jamie sarebbe potuto legittimamente essere una star nel momento della sua nascita, nel 1978 dove avrebbe fatto sfracelli con la sua intensità. Oggi ci godiamo la sua guida pericolosa passando tra il sesso orale di GloRilla (marchiata dai Three 6 Mafia) e la sua capacità di vestire i panni e la pelle di altri prendendone le sofferenze, come con Daniel Johnston e Some Things Last a Long Time (che fu già ripresa da Lana Del Rey) nella quale traspare tutta l’emozione del tributo. Le bacche dei Coil in Triple Sun ci portano fino al nostro sogno più bagnato, gli Xiu Xiu deliberatamente rock’n’roll di Cherry Bomb, Runaways al talento che mantengono tutta la loro energia pur se trattenuta, frenata ed imbavagliata. Xiu Xiu si dimostra una sporca macchina da groove, sudata e grondante lacrime.