Xiu Xiu + Three In One Gentleman Suit – 27/10/12 Auditorium Malkovich (Sommacampagna – VR)

Ci sono gruppi che, pur apparendo a fine corsa per quel che riguarda la qualità delle produzioni discografiche, vale sempre la pena vedere dal vivo, non tanto, o almeno non solo, per la possibilità di ascoltare il vecchio repertorio, quanto per il fatto che spesso, dal palco, riescono a trasmettere un’intensità che in studio evidentemente si perde, dando linfa a pezzi in partenza non felicissimi. Le ultime produzioni della band di Jamie Stewart conservano poco dell’antico splendore, ma essendo la loro fama dal vivo di tutto rispetto, mi reco fiducioso all’appuntamento di questa sera.
L’Auditorium Malkovich è probabilmente una palestra riadattata per usi artistici, un’aula enorme e altissima dove il pubblico presente, difficile da quantificare, si disperde fra bancone del bar, divanetti e area palco. Sull’esempio di mr. Stewart vanno forte le pettinature in stile militare, se ne contano diverse unità, mentre viene da chiedersi come vadano le vendite di cocktail analcolici, (in)opportunamente abbreviati in “anal” sul listino. Lo stage è allestito suggestivamente coi due set TIOGS__malkovichin primo piano, montati uno a fianco all’altro: a sinistra quello degli Xiu Xiu, col gabbiotto delle percussioni e la sedia del leader, con annessa chitarra, a destra quello più canonico dei Three In One Gentleman Suit. Sono proprio loro a partire, evidenziando problemi che si protrarranno per tutta la serata: l’acustica del posto è quella che è e il fonico fa quello che può, ma il gruppo per tutto il concerto chiederà correzioni ai volumi delle spie. Comunque sia, i tre emiliano sono gente che ha esperienza e capacità di adattamento, e facendo di necessità virtù sfoderano un concerto meno wave, come nelle corde dell’ultimo album, e più core, pur senza far mancare le sfumature. Per loro il discorso della resa sul palco che si faceva sopra ha poco senso: sono reduci da quello che probabilmente è i loro miglior album e comunque, da sempre, lo stage è il loro ambiente naturale, confermandosi anche oggi cavalli di razza, nonostante le difficoltà. Il repertorio è incentrato soprattutto su Pure, da cui si propone anche una Upcoming Poets, fresca di video, e si chiude in bellezza lasciando i presenti visibilmente soddisfatti. Purtroppo, le espressioni alla fine degli Xiu Xiu saranno ben diverse. Già il fatto di non essersi premurati di farsi accompagnare da un fonico depone a loro sfavore: a prescindere dalla situazione specifica, un set giocato su una gran quantità di percussioni, oggetti amplificati e continui cambi di strumento da parte di Stewart (autoharp, pedali ed elettronica, chitarra), richiederebbe una cura particolare; è una tendenza xiu_xiu1_malkovichal risparmio già vista altrove (coi Death In June, tanto per fare un nome), che più che di economia in tempo di crisi sa di volontà di massimizzare i guadagni anche a scapito della resa live. Detto questo, bisogna dire che l’inizio è incoraggiante, con una Dangerous, You Shouldn’t Be Here intensissima, che lascia immaginare un concerto che punti tutto sull’emotività, facendosi forte dei limiti: si tratta invece di un fuoco di paglia. Su un drone che si protrarrà ininterrotto per tutto in concerto, pause fra i brani comprese, l’esibizione conosce più passaggi a vuoto che picchi, senza che questi diano mai l’impressione che la serata stia svoltando, semmai accrescono il rimpianto di quello che avrebbe potuto essere se l’approccio del gruppo fosse stato, diciamolo, più serio. Jamie Stewart si distingue quasi solo per i silenzi fra un pezzo e l’altro e per una battuta sarcastica all’indirizzo del fonico, mentre Shayna Dunkelman si danna l’anima fra tamburi, xilofoni e oggetti vari, ma senza poter far nulla perchè la serata cambi rotta. La scaletta pesca da tutta la carriera, con le canzoni che vengono spesso spogliate degli orpelli che su disco le appesantivano (I Luv Abortion), ma anche drammatizzate in maniera eccessiva (Rose Of Sharon e tante altre), all’insegna di un trattamento da checca isterica che dopo un po’ risulta stucchevole e noioso, anziché emozionare. A tratti sembra di ascoltare una versione andata a male dei Current 93, che già ultimamente non è che siano in formissima. Più di tante parole, comunque, vale il fatto che, poco oltre la metà del concerto, buona parte del pubblico pagante sia a farsi i fatti propri sui divanetti o al bar: l’atmosfera non è evidentemente delle migliori e dopo un’oretta, con una Black Keyboard di routine, i due si congedano, dileguandosi dietro le quinte. Evidentemente non a tutti il concerto è spiaciuto, o forse l’amore dei fan più devoti passa sopra a certe cose, ma i loro appalusi per avere di nuovo i due sul palco vengono ignorati, con grande sollievo di chi degli Xiu Xiu, almeno stasera, ne ha avuto abbastanza: di dimostrazioni pratiche sulla diabolicità del perseverare, ne facciamo volentieri a meno.

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