Serata delle grandi occasioni a Santeria per il passaggio del tour degli Xiu Xiu per 13” Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips raddoppiati per l’occasione da Kee Avil in formazione a duo per un’apertura concerto che prende tutto l’aspro che un duetto voce, chitarra e pad elettronico può offrire, ritmi storti, voce e presenza, una conturbante oscurità che sembra uscire sia a scudisciate che a sussurri. Ad uscirne è un catafalco dark-electro-pop cardiaco e trascinante, che prende il nocciolo della musica soul e lo frammenta sotto un vetrino da entomologo, non disdegnando attenzione ai particolari più scarnificati ed ematici. A tratti sembrano una produzione Grand Royal alla quale sia stata sottratta l’allegria per inocularli di buio, che con il passare dei pezzi conquista sempre più il nutrito pubblico di Santeria (sold-out, completamente). Una danza impossibile da seguire su pattern completamente deteriorati, quasi avessero deliberatamente concordato di gettare acido sulla loro sezione ritmica, sorridendo. “…Destroy me”canta in crescendo Keel Avil, purtroppo senza che la sua voce porti alla rottura ed al rumore, adagiandosi invece su una tavolozza orizzontale di percussioni e distorsioni ricalibrate, mentre tutto intorno sembrano esplodere piccole parti di partiture e suono. Musica differentemente ritmica, in grado di ridurci il cuore a colabrodo, a tratti un trip-hop armato di rasoio, sorpresa vera e propria non avendo evidentemente dato la giusta attenzione alla produzione della nostra.

Ma ora è il momento di Xiu Xiu, introdotti da Wagner ed in assetto minimal cacofonico. I piatti delle scarne batterie sono appannaggio di Angela Seo e Jamie Stewart mentre David Kendrick tiene le basse. Suono lacerato e lancinante, il canto di Jamie è un urlo, è un pianto, il ritmo una pulsazione, un fiotto di sangue. Sono passati più di vent’anni dalla prima ed unica volta che li vidi, negli androni pomeridiani del Primavera Festival di Barcellona ma non hanno perso un’oncia della loro intensità e grazia.
Alternano sfuriate che sembrano emo hardcore a momenti del tutto astratti, con una dose abbondante di umanità, perdizione, rimpianto, lo scibile della commozione in brani di tre minuti che scuotono e mandano ko.
Non ho mai visto nessuno, n-e-s-s-u-n-o brandire in maniera tanto caustica un paio di maracas, alternando evoluzioni ginniche ad un urgenza espressiva che prende energia e velocità tanto dal rap quanto dai cartoons. La cowbell da a Jamie ulteriori elementi scenografici con i tre che si dividono tensioni e show, in una canzone che potrebbe tranquillamente bastare da sola per il prezzo del biglietto. Ma il percorso di Xiu Xiu sembra essere ampio ed aperto ad una parure di emozioni che si susseguono, dove l’intensità di Jamie la fa da padrone ma non è preponderante sul trio, con la cattiveria di Angela sui piatti e la sua bravura nel costruire tappeti sonori, retti da una buonanima alla batteria che sembra aver preso una tangente da consigliare a chi voglia conservarsi selvatico, libero e vivo. Si esplorano i dancefoor più oscuri ed acidi, dove la new wave che fu una delle loro radici viene rimbalzata da agenti patogeni fini a tramutarsi in virus irresistibili.
Uniscono sfuriate rock a cineserie da pacman, “…Charlie Charlie…” urla Jamie mentre il suono si alza come un’onda. Poi una sorta di armonica stridula e fastidiosa su uno speech di Angela prima che il tutto venga gettato in un tritacarne noise, che smette per ascoltare altre suadenti, incomprensibili parole, prima che una sorta di battaglia free jazz noise faccia il suo corso, a testimoniare la cattiveria che i tre possono sviluppare quando gli occhi gli si iniettano di sangue. Il tutto si trasforma in un rituale di vibrazioni, percussioni e cattiveria ed urla frastornante e saziante, gli stiletti fermi sullo sfondo ed il trio già pronto ad andare altrove. in lande abrasive e toccanti dove il canto viene sommerso sotto suoni epici in un quadro generale che sembra essere quello di un mondo in distruzione. L’atmosfera coi pezzi successivi si fa più pesante, marcescente, si fa vivo un fischietto che sembra vivere i suoi ultimi attimi su una coltre nera come pece. Il recitato di Angela è basso e marziale, come le percosse ai piatti, vero e proprio marchio di fabbrica, con l’impressione che il metallo possa venir meno da un momento all’altro.
Brandelli di canzoni, retti da una minimale spina dorsale, singulti e convulsioni, in un viaggio all’interno di un universo pulsante e sofferto. Un universo dove ogni gesto conta, ogni goccia vocale di Jamie ed Angela, ogni rullante di David, ogni canzone, ogni emozione. Ci lasciamo su una versione strappacuore di Fabolous Muscles, consapevoli di aver appena assistito ad un concerto che ci rimarrà dentro a lungo.

