Wow, luci, semplicità e bellezza

Grazie alla mediazione di Maple Death riesco a conquistare un’intervista con i capitolini Wow, di rientro con il loro ultimo album, Rosa di luce. Ennesima conferma di un talento visionario ed italiano ma anche apertura verso altri mondi, attraversati in sei dischi. Ne parlo con China Blu prima e con Leo Non poi, incuriosito da un progetto che ha vergato molti dei miei dischi preferiti degli ultimi anni.

Ciao Francesca! Grazie mille per l’intervista…sono passati più o meno 13 anni dalla vostra prima uscita come Wow, che era stato se non erro lo split con i Bobsleigh Baby…

Forse era già uscito un 7” su Vida Loca ma più o meno eravamo lì!

…e siete arrivati a Rosa di luce, nel 2025. Oltre alla musica vi siete allargati anche come famiglia con l’arrivo della piccola Mina. Che tipo di nuovo equilibrio e posizionamento ha portato al progetto musicale? Nel disco si sente una presenza infantile rispetto al passato, è una cosa che avete percepito o è semplicemente un passaggio personale che si è trasmesso nella musica?

Guarda, una piccola premessa è che tutto quello che diremo sarà frutto di un’illusione perché non siamo mai autori di noi stessi, il tempo non esiste e quello che ho fatto un anno fa è stato fatto da una persona diversa, eccetera eccetera…
Però, giocando al gioco della memoria ed a creare un filo che possa divertirci nel tentare di rappresentare chi siamo (se è vero che siamo!), che secondo me le cose vanno sempre insieme, no? Rosa di luce è il risultato di un processo che è iniziato prima che arrivasse Mina e sicuramente poi quando si è espressa con il suo arrivo Mina e quindi noi tre come nucleo, si è cristallizzato ancora più forte. È come quando modelli la creta, hai un desiderio di forma già da tempo poi trovi la creta, inizi a lavorarla e ti ritrovi con l’oggetto. La figura che stai provando a fare non arriva improvvisamente, è un processo. Anche questo modo di far musica (che ci appartiene moltissimo, tutte le nostre canzoni sono nate così, poi noi andavamo a fare la band e le arrangiavamo per il tipo di band che eravamo in quel momento) essendo Leo ed io una coppia da sempre, l’abbiamo sempre avuto. Chitarra e voce, uno lanciava un motivetto od una melodia e la si seguiva. Per una volta, trovatici in una situazione nuova come dici tu, abbiamo capovolto il mondo e ricominciato da capo. Il tempo passava, le canzoni c’erano ed eravamo sempre noi: quest’altra creatura che stava con noi era minuscola e con delle orecchie piccolissime. Non volevamo subito immergerla nel frastuono e quindi abbiamo iniziato a suonarle sempre più piano. Già prima che rimanessi incinta stavamo togliendo, semplificando per tutta una serie di motivi che potremmo anche approfondire ed abbiamo pensato di suonare in questa modalità.
È passato del tempo ed abbiamo iniziato a portare in giro i pezzi così: più di altre volte, li abbiamo suonati e Mina veniva con noi e veniva sul palco. Addirittura le facevano chitarra classica e voce, senza amplificazione ed abbiamo sentito un benessere. Ci ha fatto stare bene questa forma e ci ha aperto delle possibilità, liberandoci anche da una serie di gabbie nelle quali uno si mette suonando da anni, avendo una band. Abbiamo lavato, come una pietra dentro un fiume che viene arrotondata, dicendoci poi che sarebbe stato bello registrarle così. Abbiamo anche pensato di coinvolgere altri musicistima poi abbiamo detto no, rimaniamo soltanto così. Se poi ascolti i nostri dischi credo sia evidente un andare verso una semplificazione.

Sì, sì, infatti l’ho trovato molto più naturale, a livello di suoni e di semplicità. Non di immediatezza ma mi sembra un disco folk nel senso di voce e chitarra, della cosa spontanea. Quindi a livello di tempistica quanti anni hanno questi brani?

In realtà alcuni di questi brani sono antichissimi secondo me, erano in fieri prima che pubblicassimo Falene che già era nel 2020. Non a caso nel 2020, che è stato un po’ l’anno zero per l’umanità contemporanea e quindi per noi. Ci ha fatto riflettere questa cosa, facendoci tornare a come suonavamo (l’infantile che dicevi tu) ancora prima di pubblicare: ci sono infatti delle canzoni mai pubblicate, se non sul nostro Bandcamp, che hanno il medesimo mood, chitarra voce e via. Quindi nel 2020 abbiamo suonato qualcuno di questi pezzi anche con la band, poi nel 2022 e nel 2023 li abbiamo portati in giro in concerti con una dimensione molto intima per la prima volta. Non c’era il caos del sound check, era tutto semplice e naturale, spontaneo però anche quello può essere spaventoso per un momento, no?

Beh, certo, sì è nudi ed indifesi quasi…

Anche tu che mi vedi così, un po’ sudata un po’ in pigiama! Anni fa non mi sarei mai presentata in questo modo, sarei scappata vergognandomi! Però poi si apre qualcosa e ti trovi in una spontaneità che ti libera forse. Iniziamo ad esser grandi, le strutture un po’ cadono e ci si disarma. Poi nel 2024 abbiamo registrato, a maggio dell’anno scorso. Ci siamo detti: “Basta! Registriamo!” Vedevamo Mina crescere e sentivamo che stavamo rientrando in una certa ottica, i timbri e le vibrazioni che sopportava si ampliavano, stavamo uscendo da quel momento ovattato e, come dicevo, la nascita della bimba ha proprio cristallizzato il momento, nonostante alcune cose le stessimo cercando da tempo.

Ho sempre avuto la sensazione, ascoltandovi, che foste fuori dal tempo. Non avendo difficoltà a collocarvi ma proprio come foste altro. Ma se aveste la possibilità di scegliere un’epoca od una situazione nella quale collocare gli Wow, passato, presente o futuro. Potendo scegliere dove e quando mettere gli Wow dove vi trasportereste?

Eh, in questo momento? In qualsiasi epoca prima del 7/8000 avanti Cristo? Direi che il tentativo potrebbe essere quello di andare in qualche cosa che sia pre-storico. Mi hanno chiesto ad esempio se La Radura parli di Mina ed in realtà La Radura parla della Dea Madre! Sicuramente se potessi scegliere (non so se per la musica che facciamo) mi collocherei in quell’epoca, prima del cambio culturale che c’è stato 6/7000 anni fa, prima dell’avvento di Cristo e prima di questo periodo che dura ormai da millenni e ci porta a vivere in quello che sembra essere un inferno senza via d’uscita. Oppure in un futuro, nel tempo del poi come dice una nostra canzone, un futuro che forse noi possiamo solo immaginare, come allucinazione dobbiamo immaginare per non soccombere per depressione e sfiducia, come resa, perché le cose vanno male, male, male!

Completamente d’accordo ma…la musica può servire contro questo? È una difesa contro lo sfacelo e le barbarie o diventa qualcosa di superfluo?

Allora, se sei un musicista sicuramente la musica è una difesa, nel senso che per noi farla è un bisogno che ci aiuta, ci permette di esistere e di liberarci. Se pensiamo che la musica che facciamo noi la facciamo per le nostre amiche ed i nostri amici, mi sembra di vedere che ciò che si scambia in questa bella scena che abbiamo intorno, un po’ a Roma, un po’ in tutta Italia, un po’ anche fuori dall’Italia, questa piccola scena che qualcuno chiama underground (che forse non ha neanche senso chiamare così) sì, scambiarci queste musiche credo ci stia aiutando. Ci tiene insieme, ci libera a vicenda, ci sposta, ci fa andare avanti o ci fa tornare a pensare a ciò che ci eravamo scordati. Quindi così tra di noi sì poi, ora, che la mia o la musica di chiunque possa in assoluto aiutare tutti quanti non lo so. Forse c’è stato un momento del genere ma comunque è stata un’illusione. Non so se le prime cose che abbia scritto Bob Dylan, quando le ha scritte hanno cambiato la gente di molte persone, forse sì. È comunque successo, scene di amici che si sono propagate nel loro quartiere dandogli più forza, questo li ha fatti uscire dal quartiere rafforzandoli ancora di più ed in quel momento quello che loro dicevano è potuto arrivare a molte più persone. Ecco, se parte così sì, anche noi la nostra musica la facciamo così: quando scrivo una canzone a livello di testo credo di parlare a chi conosco. Loro sono il mio primo mittente, poi il bello delle canzoni è che puoi lasciar loro un’apertura, un’ambiguità. Non le chiudi mai troppo in un significato solo perché potrebbero parlare anche a qualcuno che ancora non mi conosce. Qui parliamo anche del modo nel quale noi usciamo, cercando di non essere un gruppo pubblico ma di rimanere nel privato. Poi se il privato si allarga ne siamo contenti ma se a questo giro non mettiamo i brani su Spotify non è solo per una polemica politica (anche se lo è), ma perché non è la nostra strada. Se tu arrivi a conoscerci perché c’è un rapporto con noi, con la scena in cui viviamo, con qualcuno che ci conosce va bene, ma se lo fai per la pubblicità di un social (un tempo c’era la tv) è meno interessante. Anche tu, segui tanto la scena dalla quale veniamo e non a caso sto parlando con te perché c’è un rapporto, anche se è la prima volta che ci parliamo!

Però invece il fatto che magari la vostra musica arrivi a qualcuno dal nulla? Io immagino, mia figlia ha 9 anni, io ascolto un sacco di musica ed automaticamente anche lei ne è coinvolta ed ogni tanto trova degli agganci, appassionandosi e da lì gli si aprono dei percorsi. Io lavoro in un centro anziani ed ho il vostro Lp che ogni tanto metto su perché è cantato in italiano, dà una certa atmosfera e vedo che il settantenne e l’ottantenne la svoltano e sono tranquilli e lieti, senza insultarmi come quando gli propongo altro. La cosa si propaga e si creano dei momenti di ascolti random che magari possono fiorire e questo credo sia un bel modo! Trovo che la casualità nell’incontrare un disco od una canzone sia importante, no?

Sì, però negli esempi che fai tu sei il tramite in questo momento! I tramiti ci sono, come le tue rubriche lo saranno ulteriormente raggiungendo persone che seguono te e che ancora non ci conoscono. In questo senso che ci siano dei tramiti più naturali, più organici mi sembra più interessante che far arrivare la musica così…poi per essere onesti il disco è su YouTube, anche se in modalità privata, e quindi qualcuno lo ascolterà senza saper niente di noi. Però inizialmente il metodo che ci piace è quello di far partire queste onde verso gli altri (onde delle quali noi abbiamo bisogno per star tranquilli, per stare bene, perché poi un disco è anche quella una creatura) in maniera più organica possibile. Abbiamo annunciato il disco con un piccolo concerto in Pescheria invece di fare un post sui social, prediligendo un rapporto umano nel quale raccontare a delle persone che erano lì per ascoltarci che sarebbe uscito un disco e poi, qualche giorno dopo, lo abbiamo condiviso sui social. Stiamo sperimentando delle cose molto banali e molto semplici che però ci fanno stare bene e ci aiutano a liberarci, ad andare avanti perché quello che ogni musicista vuole è l’andare avanti senza esaurirsi. Questa cosa carsica, interna ed esterna, che nutre e fa venire voglia di continuare a star nella musica ed a non esaurire la musica stessa! La musica secondo me è un’entità verso la quale è necessario portare rispetto e non sciuparla. Anche se uno fa una musica molto semplice come la nostra, noi facciamo cose semplici ma per noi importanti…

Beh, spesso rimanere semplici non è per nulla facile! Quando ho sentito il disco mi ha colpito questa cosa e non succede spesso…

Sono contenta! Quello forse è fatto da questo tentativo che un po’ anche ti imponi! Lo stare con i piedi per terra, di stare connessi con la terra, con l’acqua, con l’aria, con gli elementi! Oggi forse è facile farsi prendere da tutto altro e confondere il tentativo con il risultato…

Il titolo, Rosa di luce, da cosa nasce? Cosa vuole esprimere?

Anche qui, sarebbero mille risposte e probabilmente non esaurirebbero…nel periodo dell’anno 0 della società tardo capitalistica abbiamo fatto una performance chiamata Bad Piece, sombre temps il sottotitolo di una delle edizioni, perché ci rendevamo conto, anche non eravamo disperati come adesso, che l’umanità stava esprimendo l’orrore, sempre di più. Viviamo in tempi molto bui per farla breve, lo sappiamo entrambi e questa idea della fiammella, della piccola luce che anche quando è buio intorno può aiutare me che la vedo e gli altri che la scorgono a non perdersi del tutto era qualcosa che lavorava in noi da tanto tempo. Anche questa volontà nonostante il buio e lo sprofondare, l’essere bagnati da un buio che ci abita, che diventa una cosa molto intima e che rischia di portarci in depressioni da cui non si esce più. Ed invece ad un certo punto, chissà cos’è successo e da dove arriva, ma ti tira su per i capelli e ti dà la volontà di trovare qualcosa di minimamente luminoso che ti faccia venir voglia di tornare ad immaginare che si possa avere un minimo di speranza. Alla fine tutto questo si è cristallizzato in questa questione del Rosa di luce. Sicuramente poi la luce, si dice che le persone siano uova luminose e quando la persona piccola piccola è spuntata nella mia pancia questa botta di luce è stata evidente! Ed il rosa, sì, perché il colore rosa in questo periodo storico lo associamo al femminile ed al femmineo ed io sapevo quasi da subito che sarebbe stata una ragazza. Poi La Rosa ha diversi significati, il fiore così comune, bello e delicato. Quindi una luce che è molto fragile, è molto piccola, è molto delicata come un fiore che dura il tempo della sbocciatura ma è una piccola luce…

È un’immagine che rappresenta molto bene il disco credo. La vostra musica sembra un bene da proteggere ma è potente, ascoltando le vostre canzoni è difficile non innamorarsene! Mi ha sorpreso molto (di solito non leggo i comunicati stampa prima di ascoltare i dischi) ed ho trovato bellissimo citare Branko Mataja ed Emahoy Tsege Mariam Gebru, nomi che aprono altri mondi sonori sui quali già mi sento irrimediabilmente in ritardo!

Questa, questa è proprio una domanda da fare a Jonathan, quella è la sua firma! Forse di tutto quello che ha citato qualcosa che ci ha molto abitato è stato il disco di Alice Coltrane (non so se abbia citato esplicitamente il Turiya Sings) ma per il resto dovremmo chiamarlo ed esplorare dove nascano queste associazioni…

Trovo che sia bellissimo il crearsi delle connessione tra musiche diverse, creando delle mappe che inizialmente nemmeno il musicista aveva minimamente ideato. A livello di riferimenti musicali invece cosa via ha unito nella creazione di Wow? Qual è stata l’idea iniziale?

Guarda, abbiamo iniziato questo gruppo che avevamo 20 anni, tanto tempo fa e molto prima di pubblicare…è stata una cosa molto istintiva! Ci siamo trovati io e Leo, io venivo dal teatro mentre lui già suonava in un gruppo chi si chiamava Volnerpark, suonava nei Van Houten e già seguiva la neonata scena di Roma Est. Lui faceva garage in quel momento ed io mi ero innamorata di lui anche tramite la sua musica anche se ancora non lo sapevo! Abbiamo iniziato ad andare in sala prove in amicizia, suonavamo in maniera molto primitiva (anche perché io non sapevo suonare) e quindi suonavo la batteria molto casualmente, in maniera elementare e la voce partiva così senza tanto pensarci. Abbiamo fatto garage per un po’ e poi, ad un certo punto, per motivi che non saprei raccontarti avevo questa canzone in testa, Dove sei, che è stata la prima canzone in italiano che ho scritto e da lì, secondo me c’è stato un po’ uno scarto.


Wow – Dove sei

Ci siamo dovuti fermare per arrangiarla, prendere la chitarra classica che era un po’ nell’angolo della stanza ed iniziare questa roba qui. Poi negli anni ci siamo accorti che della musica italiana ci piacevano le stesse cose, in fondo sono tutte quelle cose che vengono da prima degli anni ’70. Anche lì poi c’è stata una grande svolta e forse già venivano prima degli anni ’60 e già qualcosa c’era prima degli anni ’50 e quindi il gusto era per le cose simili. Le cose più famose erano l’Ennio Morricone che assorbivamo dai film e dalla TV, Mina ovviamente (non avremmo chiamato così nostra figlia altrimenti) ma perché c’erano quegli arrangiamenti lì! Il non tanto amato Gino Paoli che ha degli arrangiamenti fantastici, così come un Luigi Tenco o, scoperta di non molti anni fa Marisa Terzi, che ha fatto quel disco Canzoni Perdute, che è stata una botta incredibile…

Stupendo veramente quello, sì, concordo in pieno!

E scopri poi che scriveva anche canzoni per Mina! Adesso Leo sta montando un documentario su un attore di Laonedda, Luigi Lais, e ci stiamo ricollegando a tutta una musica folk pre dopoguerra quindi prima di tutta la cultura americana. Quindi anche delle cose cha ha potuto suonare una Nilla Pizzi ad un certo punto, cose con una semplicità ed una raffinatezza, il tocco di certi arrangiamenti che gli arrangiatori di quegli anni lì hanno saputo esprimere. Poi anche cose recenti che a volte scopriamo ma non è dalla musica che ascolti che viene quello che fai perché ormai siamo immersi in musica molto diversa dalla nostra nella scena in cui viviamo. Però c’è sempre quella cosa quando scopri dei dischi…recentemente ho scoperto Old Note di Lisa O’Neill tramite una serie che stavo guardando ed alla fine di una puntata c’è questa canzone che avrò ascoltato 200 volte, tanto che anche mia figlia ormai la sa! Perché ogni tanto arrivano queste cose fuori dal tempo, con una semplicità che disarma. Mi viene in mente anche quanto fatto dagli Espada che invece sono della nostra scena, sono questo gruppo di Foligno. Giacomo Gigli, il cantante, è un mio caro amico. Hanno fatto questo disco, Love Storm, qualche anno fa ed in anni dove noi uscivamo con Come la Notte ci sentivamo realmente nello stesso percorso, ci ha sbalordito e sentendo suonare Giacomo in solo, chitarra e voce, poi si ricollega a Nick Drake, trovando in tutte le epoche fiammelle in questo solco nel quale anche noi ora stiamo vivendo. O se hai visto quello che ha fatto Josephine Foster con il disco Domestico Sphere, è pazzesco! Lei che veniva da quegli arrangiamenti così complessi ha fatto una cosa così semplice…lo abbiamo ascoltato che già stavamo registrando Rosa di luce e quindi ti arrivano queste cose simili mentre lavori, cose che ti colpiscono e ti danno fiducia!


ESPADA – una.casa

Bello trovare un’attinenza di visione e di cose che si muovono nella medesima direzione…

Piuttosto che appunto Turiya Sing che non avevo ascoltato fino a due anni fa! Ce l’ha regalato un nostro amico, Adriano Cava dei Misto Mame ed Alice Coltrane canta ed è incredibile! O quel disco nel quale Chet Baker canta, sono quelle cose che sia a me ed a Leo piacciono, ci fanno innamorare e svelano una sensibilità comune che ci fa poi ritrovare quando suoniamo. Dopodiché il prossimo disco sarà diversissimo, la bimba cresce e forse sarà rock’n’roll perché lei adesso vuole ballare ed abbiamo questa energia! Io sono molto contenta di aver fotografato con questo vinile questo momento di grande raccoglimento. Chiunque abbia un figlio sa che c’è un momento magico dove qualsiasi fruscio, un cane che abbaia, un rumore che possa svegliarla…poi dove un po’ ritorni, noi ne stiamo uscendo da quella roba lì ma c’è un momento magico nel quale tutto si ovatta e sono molto contenta del fatto di essere riusciti a far entrare la musica e la vita in questa cosa, mischiarle e mescolarle. Credo che anche per noi il riascoltarlo fra molti anni (ma succede già ora quando lo faccio e non capitava con gli altri dischi, che non riascolto di norma) ci ricorderà e ci riporterà lì!
Vero che il riascoltarsi può sembrare bizzarro ma forse sarà come rivedere foto di un determinato periodo e questo, ovviamente, sarà la fotografia di voi tre! Nel disco poi, improvvisamente, arriva Samba e Amore. Un pezzo spettacolare che però diverge un po’ da tutto il resto, un momento carioca mattiniero e solitario. Cosa ci fa lì dentro?
Beh, qui ti chiamo Leo perché c’è la sua firma, la sua voce ed è anche molto legata alla scena in cui viviamo perché ricordavamo con Leo che quel disco di Chico Buarque ce l’ha fatto tornare caro Pescheria Alessi, Tropicantesimo. Lo suonavano tanto e Gabriele di Tropicantesimo ed Holiday Inn canta da tanti anni Samba e Amore durante la loro serata e quindi è una canzone che abbiamo sentito ed amato tanto. Loro poi durante questi due anni sono stati le nostre amicizie più strette perché Pescheria è proprio al piano terra del palazzo nel quale viviamo ed uscendo poco abbiamo soprattutto visto loro. Quindi Leo in quel periodo lì, appena la bimba era nata lo suonava tanto cercando di trovare gli accordi, ma ora te lo passo, così magari finisci l’intervista con lui…però se poi tu vedi il testo secondo me anche quello parla della vita che abbiamo fatto per tanti anni e che poi è cambiata improvvisamente e che non facciamo più. Quasi una nostalgia di qualcosa con una virata, perché ha cambiato una piccola parola nel testo, ma ora vi lascio, anche perché mi sono dilungata fin troppo!

Grazie mille Francesca, sei stata gentilissima!!

Ciao…

Ciao Leo! Il grossissimo lo abbiamo già fatto ma Francesca mi ha giustamente rimandato a te per Samba e Amore, perché ho trovato fosse una bellissima divergenza all’interno del disco, già qualcosa mi ha accennato ma volevo chiedere a te come e perché siate arrivati a Sambaa e Amore ed a metterlo in Rosa di luce fondamentalmente.

Mmh, sai che non lo so esattamente…è un pezzo che abbiamo ascoltato e suonato tanto, poi era bello il fatto che Chico Buarque ad un certo punto fosse venuto in Italia ed abbia registrato due dischi di sue canzoni in italiano unendo un po’ i due paesi, Brasile ed Italia diciamo. Il disco dal quale è tratto è molto bello e gode degli arrangiamenti di Ennio Morricone ed è stato un pezzo che ho suonato tanto con la chitarra. Mi piaceva ed è un po’ finito nel disco così, le scelte non sono mai sempre logiche o con un ragionamento dietro…

Ci sta! Mi aveva colpito il fatto che trasmettere questo mood da domenica mattina, una cosa intima e colorata che ho trovato perfetta all’interno del disco. Guardiamo al futuro ora: avete ancora dei desideri, dei sogni come Wow? Qualcosa che magari vorreste combinare ma che ancora non avete realizzato e che è nel cassetto?

Mmh, guarda non lo so, non facciamo tanti piani per il futuro, come diceva Ennio Flaiano facciamo tanti piani per il passato! Abbiamo dei pezzi che da un po’ di tempo portiamo avanti e che forse chiamano arrangiamenti più ricchi, quindi magari quelli li svilupperemo…ora vediamo, poi non lo so, che a fare piani per il futuro poi magari non si avverano! Sicuramente, non so se China ti ha detto, i pezzi nascevano dal momento nel quale sono stati registrati ed essendo ora Mina più energica magari porterà un’altra influenza perché magari vuole ascoltare cose più rock!

Mi diceva, sì, è un’ottima notizia! Ma dimmi, Mina apprezza la vostra musica? Immagino senta le vostre canzoni, che reazione ha?

Eh, qualcuna la canta anche, però sai…come i figli poi hanno un sano distacco da quel che fanno i genitori, finendo per avere i propri gusti personali.

Di certo, però essendo ancora piccina ancora vi seguirà, poi si distaccherà giustamente con il tempo…

Sì, sì! Comunque ha i suoi dischi, ascolta tanta musica perché pensiamo che è la musica sia una parte importante della giornata ed a lei piace, anzi, conosce ed ogni tanto si mette a cantare canzoni che magari non ascoltiamo da mesi, ha già un suo repertorio…

Un ottimo segno! Compatibilmente con la piccola suonerete in giro questo disco? Avete già qualche data in programma?

Sì, andremo in Portogallo ad un festival la prossima settimana, vicino a Lisbona, in una situazione che promette benissimo, in mezzo alla natura…ci piacerebbe trovare delle situazioni che non fossero le solite sale concerti, trovare posti magari non consoni per i live, sarebbe qualcosa di bello. Non abbiamo ancora un calendario, ora vedremo ma c’è l’intenzione di girare, poi i dischi sono sempre un po’ delle foto di un momento passato e poi è bello anche partire dal disco, una volta che la foto è fatta vedere dove le canzoni poi vanno a finire.

Perfetto! Fondamentalmente io ho concluso le domande però c’è la prassi finale. Voi che spirito comunicativo avete come Wow, volete aggiungere qualcosa al disco oppure il disco deve parlare da solo?

No, sì, sì, anzi, sembra sempre… mi viene da dire che le canzoni non si debbano spiegare ed il fatto che viviamo in un’epoca dove le canzoni vengono registrate queste dovrebbero avere vita loro e parlare da sole. Poi il fatto che le abbiamo registrate noi non ci dà un punto di vista particolarmente privilegiato per spiegarle od i motivi che ci stanno dietro. Il bello è che una volta che stanno lì davanti a te hanno una vita autonoma, la funzione autoriale, come diceva Foucault, viene un po’ meno, non è perché le abbiamo registrate noi abbiamo qualcosa da dire su di loro. Spesso è il contrario e sono loro a parlare di noi.
Anche vero che una volta registrate poi son di tutti ed ognuno si fa una storia inserendole nella propria storia personale, dandole anche un significato diverso dal compositore.
È proprio quello il bello ed anche il fatto che abbiamo un pubblico tangibile, conoscendo quasi personalmente il nostro pubblico e che spesso la spiegazione è la ragione di una canzone arrivino dal futuro, non da noi ma da un ascoltatore che verrà! Stasera suoneremo a Roma e l’intento è quello di mantenere un legame con i fruitori delle canzoni, evitando finché possibile la diffusione via Internet e rimanendo vicini.

Ragionamento che condivido per un disco intimo del genere…spero di riuscire a vedervi dal vivo prima o poi, sarebbe bello! Grazie mille di tutto, ad entrambi, buone cose ed a presto…