Wolf Eyes, Anthony Braxton – Live at Pioneer Works, 26 October 2023 (ESP, 2024)

Posso provare ad immaginare una serata in compagnia di Anthony Braxton e dei Wolf Eyes, sul serio. Friccicoricci, frizioni, momenti nei quali tutto sembra filare verso un’idea quasi di lineare unione di suono, la consapevolezza del potersi prendere degli spazi per allungare le note. D’un tratto ci si accorge di come le luci sembra siamo calate sul terzetto e ci si muova in maniera lenta ed inquietante, lasciando a tratti dei lirismi al sax che servono però come totem per sciami silenziosi e minacciosi. Le percussioni seguono un’idea di lenta trivialità del tutto peculiare, sopra alle quali sembrano muoversi una fresa ed il fiato di Anthony, tanto che a tratti vengono in mente i Giori Dünii dei tempi andati, nelle loro performance. Quando poi il sax prova a sfuggire dietro di sé è cacofonico affastellarsi fino a trovare una parvenza d’equilibrio in una sorta si di laminata circoscrizione d’eco dei noisers al suono del jazzista.
Il secondo brano parte come tumulto maggiormente sacrale, fiati e pernacchie a dare profondità, spazio e luce, come una costruzione di un assetto necessario ad essere performanti e perforanti. Ci si muove lenti, con piccole scariche e scosse che a tratti danno vita a vagiti, camere d’eco e la sensazione di una divisione di frequenze e temperature fra i tre attori in gioco, con i Wolf Eyes che raffreddano e ghiacciano un ambiente sul quale Anthony interviene con lava a bassa intensità. Il tutto finisce con una sordida e mesta sortita verso uno spazio lontano, lasciandoci soli sotto al palco, lieti di aver sentito ancora una volta tremare lievemente qualche padiglione.