Weekend Martyr – Cruel House (Cruel/Almost Halloween/Ciqala, 2026)

È bizzarro tornare ai Weekend Martyr dopo un paio di dischi ascoltati di Zist. Ci si aspetterebbe tutt’altro e si viene sospinti in un cantautorato nero e western, quasi come se certi Ice Age si fossero dati appuntamento con Nick Cave. Riccardo Prianti, Elia Lazzerini e Matteo Scateni scelgono di assecondare l’istinto in Cruel House, due cavallucci marini imperanti sul deserto come segno del passaggio dell’Agenzia di viaggi interplanetaria. Ci si ritrova in una tormenta ritmica che prende anche percussioni caraibiche in No Sun, il frontman come un imbonitore uscito dall’inferno. Sembra proprio la sezione ritmica il polmone di questo disco, che permette al frontman di sciancrarsi ed immolarsi al canto ed ai gesti che non possono non ricordare i front-man che prima di lui hanno calcato i sacri palchi, da Jon Spencer a Bobby Gillespie ad Eddie Spaghetti per citarne soltanto qualcuno. Perché è il rock’n’roll che pulsa nelle vene, non importa la sua tinta, che più è oscura più è intrigante, tanto che non ci importa di qualità, fedeltà, immagine. Un fegato abbandonato sopra un tavolo e martoriato per un minuto buono, questa è Liver e questi sono i martiri del fine settimana, gente senza rispetto per i propri corpi. Le preghiere carnali di Burn ci portano letteralmente in un deserto abbandonati a noi stessi, parlando con Dio o con il suo miraggio. Il lavorare in sottrazione permette ai tre di esprimersi al meglio, con Marco Fasolo che permette in questo senso l’apparizione dei santoni tra il vapore e le rocce: non è Jeffrey Lee Pierce quella accanto al cactus? Edge è puro Elvis Presley calato in un mondo malato, fra le predizioni ed il viaggio acido, Ian Svenonius in una sorta di talking-blues maledetto. In Cruel House i tre livornesi non fanno la figura degli epigoni, ma cambiano campo da gioco diventando assoluti protagonisti. Sarà da capire se questa nuova fase artistica gli rimarrà nelle vene ma di certo questo è un disco di assoluto valore e considerando Gastrin siamo a due su due, con una conferma che vale come rilancio e sorpasso. Look Up, guardiamo su come il desertico ultimo brano ci consiglia, forse rischieremo di vedere Riccardo, Elia e Matteo sopra di noi: speriamo abbiamo le mutande sotto la tonaca, gli occhiali scuri serviranno comunque a proteggerci. Ancora una volta il rimedio migliore per il lunedì imminente.