Vincent Grimaldi – Amorce De Champ (Misanthropic Agenda, 2026)

Sebbene sia ormai un ascolto usuale, sentire un raccoglitore e montatore di suono puro come Vincent Grimaldi è sempre un piacere. Lo è perché i suoi Amorce De Champ sono variegati, lucidi: creazioni nelle quali i field recordings sembrano essere ripassati fino a sembrare una placida versione della più eterogenea clicks & cuts nel primo movimento, per lasciare spazio ad atmosfere sonore che lambiscono gli spazi siderali ed i vuoti cosmici nel secondo. La musica di Vincent Grimaldi sembra essere più una testimonianza di vita cellulare e di relazione fra umano e natura più che una storia: immagini ed attimi convulsi o misteriosi che riecheggiano di fatiche ed allenamenti in un terzo capitolo rinfrancato dai sospiri e da una parvenza di arena, di panem et circenses. Il dubbio, dopo un paio di ascolti, è il capire dove ci possa condurre oggi un’opera come questa, rigorosa nel suo tradurre suoni in percorsi ai quali reagiamo e curiosiamo. Sembra più uno studio circoscritto, dove il semplice suono non plasma il nostro ambiente ma ne sostituisce le fonti audio, venendo però a mancarci il focus della visione di Grimaldi. Chirurgici nell’operare ma a questo giro poco evocativo e sensoriale e quando in un disco del genere devo cercare il supporto teorico nelle righe del comunicato piuttosto che fra le note va un pochino a perdersi la verve di un suono perfettamente rappresentato ma poco magico.