Verso Olympia con Cole Berliner

Per qualche giorno, prima di ascoltare Cole Berliner, mi sono chiesto svagatamente chi potesse essere quel ragazzo al centro degli uffici di Simon Russell di Drag City. Poi ho ascoltato il suo disco e subito è cresciuta la curiosità di esplorare che tipo di viaggio avesse avuto questo disco, così lontano dal presente e difficilmente associabile da un musicista giovane come Cole si presentava. Non conoscendo le sue band precedenti, Sharpie Emile e Kamikaze Palm Tree insieme alla sodale Dylan Hadley, sento di aver in qualche modo varcato anch’io quella porta nera, alla ricerca della sua storia.

Salve Cole, sono Vasco, dalla Svizzera, molto piacere! Questi scambi epistolari mi fanno immaginare persone distanti che tirano una linea quasi infinita. Dove ti trovi ora? Da che situazione ci rispondi?

Ciao Vasco, è un piacere anche per me! Concordo con la tua metafora! Al momento sono in un furgone sulla strada verso Olympia, nello stato di Whashington, per suonare in un locale chiamato The Crypt. Per essere chiari non sto guidando…sono seduto dietro, haha.

Ho letto che The Black Door è stato pressato e composto con una chitarra acustica, per poi essere elegantemente vestito in studio. Che tipo di processo ti ha portato in un mondo così ricco?

Ho pensato a queste melodie per anni…circa 2 o 3 anni fa ebbi qualche show programmato in club e si è bar ad LA, provando nuove cose e la mia ragazza Laena Myers (la violinista sul mio disco) si offrì di suonare con me per questi spettacoli. Ascoltando le melodie arricchirete in maniera così prominente dal violino diede loro una sorta di nuova vita, dandomi l’ispirazione per aggiungere delle textures ulteriori. È stato l’inizio di una spirale in una vasta esplorazione di arrangiamenti. Non mi aspettavo di finire a scrivere partiture per un ensemble completo quando ho iniziato a lavorare sull’album, ma è quello che mi sono ritrovato a fare!

Non ho ancora avuto la fortuna di ascoltare i tuoi progetti, Kamikaze Palm Tree e Sharpie Smile, che altri lati di te raccontano?

Sharpie Smile / Kamikaze Palm Tree, che sono la stessa band in periodi differenti, erano e sono essenzialmente una collaborazione fra me e Dylan Hadley, praticamente una sorella per me. Abbiamo scritto ogni canzone insieme e la musica è diventata un’entità a sé stante al di là dei nostri sforzi artistici con chiunque altro, a differenza di The Black Door, un progetto che al suo centro ha soltanto me, myself, and I, citando i De La Soul. Credo quindi che Sharpie Smile /Kamikaze Palm Tree rivelino maggiormente le mie competenze collaborative. Entrando nei particolari Kamikaze Palm Tree era una sorta di avventura nel rock sperimentale, un richiamo a molte delle mie influenze più vecchie come musicista, mentre gli ultimi Sharpie Smile sono un esperimento di musica pop elettronica influenzata dalla cultura, dall’arte e dalla musica moderna.

Ho trovato il disco abbracciare diverse forme di musica molto statunitensi uscendone quasi glassato. Calcolando i progetti dai quali venivi come sei arrivato a queste musiche? Con che ascolti e fari sei cresciuto?

È fantastico leggerla così, sembra un sogno…sono influenzato in maniera generale, ma specialmente in questo disco, da musica che risuona mistica, con un fondo surreale. Qualcosa di inspiegabile che inquieta e ti smuove in qualche maniera. Questo tipo di musica c’è sempre stata per me e cerco di esprimerla al meglio delle mie possibilità negli altri miei progetti…questa è invece la prima volta dove un progetto è fondamentalmente solo mio, quindi il metodo è stato il cercare questo senso di surrealismo magico dentro di me. Quando sono andato al mix con il mio amico Cesar Maria abbiamo scelto un certo tipo di nastro per produrre il mix, un Ampex 632, come scelta stilistica. Questo ha aggiunto sibili e rumori che hanno probabilmente contribuito a livello sonoro.

A tratti sembri dipingere immagini con gli strumenti: se dovessi immaginarlo figurativamente che quadro sarebbe The Black Door?

Bella domanda! Perdonami perché non sono così ferrato nella terminologia delle arti visuali ma potrei immaginarmelo come una sorta di surrealistico pastorale.

Il titolo, The Black Door, sembra nascondere delle parti, oppure fungere da soglia: che lettura dovremmo avere della tua opera, approcciandomi ad essa?

Mi piace la tua interpretazione! Direi di approcciarla in maniera spontanea..è sicuramente aperta ad ogni interpretazione. Per me The Black Door è il simbolo di un enorme sconosciuto, o la barriera in fronte ad esso. È il credere in qualcosa che non puoi vedere o toccare, ma che senti ed approcci come una verità inequivocabile, come qualcosa di quasi sacro. È sulla fede che realizza le cose, manifestandosi nella realtà – Penso, quindi sono.
Questo è un tema ricorrente nella comprensione che le persone hanno della morte, della religione, delle interazioni sociali… o, per esempio, dello scopo artistico!

Spesso mi trovo a fare questa domanda quando ascolto musiche fuori dal tempo come la tua. Se dovessi scegliere un’epoca od un anno dove vivere quale sarebbe, e perché?

È difficile immaginare di vivere in un’altra era rispetto alla nostra e preferirla perchè ognuna di esse comporta dei compromessi…ma se dovessi sceglierne una probabilmente avrei scelto di nascere negli anni ‘40. Mi piace l’idea che si potesse essere irreperibili lasciando la propria casa, o che dovendo parlare con qualcuno dovessi letteralmente andare a cercarlo come una sorta di caccia al tesoro per trovarlo.

Cos’è la musica per Cole Berliner? Ispirazione, dedizione, missione? Altro?

Un mestiere.

Qual’è il tuo cibo preferito Cole? Che piatto o bevanda abbineresti a the Black Door?

Difficile scegliere…ma credo possa essere una combinazione di riso e fagioli. Onestamente, sentendomelo chiedere credo questo riassuma perfettamente The Black Door come cibo!

Ho trovato la tua musica talmente espressiva da cambiare il mio umore durante un semplice viaggio in auto, incolonnato al ritorno dal lavoro. Mi sono fatto ora baldanzoso, ora pensieroso ed inquietato: ti interessi dei feedback del pubblico? Cosa provi riascoltando la musica di The Black Door se lo fai?

Mi importa moltissimo di come questa musica venga percepita nel mondo…non perché ne abbia bisogno come validazione, o perché voglia sentirmi dire da altre persone come vivano la mia musica…ma perché quando qualcuno crea musica essa suona nel mondo e nell’ambiente che ci circonda. Nasce da una persona o da una cosa nel suo ambiente, in un determinato periodo storico, in un determinato luogo, ecc. È difficile isolare queste cose dalla musica. E soprattutto se la pubblichi, in particolare in formati fisici come il vinile, penso che la musica di qualcuno finisca per essere una conversazione con chiunque la ascolti. Ho cercato di creare qualcosa che soddisfacesse i miei desideri artistici ma che allo stesso tempo offrisse qualcosa di interessante o diverso, abbastanza da poter essere apprezzato anche da altri. Idealmente, bisogna avere entrambe le cose. Riascoltando l’album, mi piace… la musica mi riporta alla mente dei ricordi, è la cattura di idee che ho avuto in un certo momento della mia vita ed è il risultato dell’ambiente in cui è stata concepita.

Come avete ideato le registrazioni? Chi ti ha accompagnato in questo percorso? Come vi siete scelti?

Inizialmente sono stato accompagnato dal mio amico Graeme Gibson (che ha finito per registrare molti degli strumenti del disco) dopo aver suonato qualcuno dei brani come solista in un club losangelino. Facemmo un paio di giorni a casa sua registrando delle versioni delle canzoni con la chitarra elettrica. Le registrazione erano buone ma la mia performance mi sembrava alla fine mi sembrava pessima…le ho accantonate per un anno o due, sentendomi in qualche modo disamorato del mio suonare. Dopo un periodo trascorso a cercare un senso in queste canzoni e nel mio modo di suonare la chitarra in generale, alla fine ho trovato la mia strada e ho iniziato a passare intere giornate a registrare tracce di chitarra a casa, cercando di trovare il giusto feeling.
Da lì ho iniziato ad arrangiare i brani pensando ad altri strumenti,
e alla fine ho fatto una lunghissima sessione di registrazione di 12 ore in uno studio di registrazione a Highland Park, Los Angeles, chiamato Hobby Shop, con Graeme in regia. Da lì ho mixato e registrato qualche altro strumento nello studio casalingo del mio amico Cesar Maria, facendo anche una sessione di basso con Garrett Lang al suo Knobworld Studio. L’album era un po’ un collage di pezzi man mano che andava registrandosi, tenuto insieme da una parte e dall’altra dall’appartenenza temporale ed artistica della comunità di Northeast ad LA.

La pressione è stata una componente importante? Album a nome proprio, composizione da condividere con una grande band, un suono compassato e maturo…

Di certo. Mi sono sentito mutare, liberarmi della mia vecchia pelle durante tutto questo processo. Giorni con dodici ore di sessione componendo, arrangiando e montando. Alzarsi, arrangiare, tornare a dormire. Mi sono sentito come un piccolo Brian Wilson per un minuto, haha. Anche le registrazioni delle chitarre sono andate così. È stato un po’ ossessivo, perché era in qualche modo la mia prima incursione in questa sorta di cosa, ci ho messo tutto me stesso per riuscirci. Pressione interna.

Se ti chiedessero cosa ti ha tolto The Black Door dopo aver finito di inciderlo?

Questa è una grande domanda perché di solito viene posta al contrario, indagando cosa hai guadagnato nel processo. Direi che ha preso molta della mia energia personale e della mia resistenza di certo, quindi avrò bisogno di una vacanza al più presto. In positivo ha anche portato via i miei preconcetti riguardo a nozioni e paure riguardo agli approcci musicali. Ha tolto delle aspettative che avevo riguardo a questo processo, permettendomi di alleggerire il tutto facendolo diventare meno prezioso, liberandolo.

Che impressione ti fa pensare che delle persone a migliaia di km da te ti ascoltino e vogliano saperne di più?

Ah, è una grande sensazione! Sono molto eccitato ed onorato dell’importanza che la gente dà alla mia musica! Viaggerei migliaia di chilometri per incontrarli!


Cole Berliner – Live at Zebulon, LA, with full ensemble

Ed in Europa? Speranze di vederti?

Lo farò! Stiamo parlando dell’Europa, anche se nulla è stato ancora annunciato, quindi state all’erta. Per ora abbiamo girato la West Coast con un quartetto. Abbiamo fatto uno show a Los Angeles con l’ensemble completo per la presentazione del disco che è stato stupendo. Ci sarà un video in alta qualità che si potrà vedere online presto! Sfortunatamente non potremmo viaggiare con tutta la big band…dovrei avere delle sovvenzioni massicce per farlo…quindi lavoreremo con Ensemble più piccoli, una versione jazz/rock come quartetto con batteria, basso violino e la mia chitarra. È molto bello anche con questa formazione. Ho già girato anche in duo con il violino, oppure da solo con la chitarra. La cosa bella di questo disco è che è nato con solo la mia chitarra e può tornare ad esistere così. Ma può espandersi il più possibili, può essere riarrangiato con strumentazioni differenti qualora ne avessimo bisogno per show o performance particolari. Adoro suonare versioni differenti dei brani…

Ti chiedo un disco, un libro ed un film ai quali sei legato e poi ti lascio andare, grazie mille per tutto Cole!

Un disco che amo è Gravity di Fred Frith – specialmente come album strumentale, è stato un amore al primo ascolto, qualcosa che è cresciuto dentro la mia mente nel tempo. La strumentazione è fantastica.
Ho letto Il giuoco delle perle di vetro di Hermann Hesse durante la lavorazione del disco (sono un lettore piuttosto lento). Molte delle filosofie di quel libro hanno trovato la propria via nella musica ed è stata una gran bella lettura. La pace della scrittura è stata incredibilmente ispiratrice.
Per finire amo ogni cosa di Robert Altman…credo che il suo film Nashville abbia avuto un impatto su di me a livello di ispirazione culturale e stilistica, così come a livello compositivo. La scena dove tutti sono bloccati nel traffico dell’autostrada all’inizio del film è uno dei miei momenti cinematografici preferiti di sempre.
Grazie mille per tutto, ho apprezzato la la profondità e la premura delle tue domande…spero di arrivare presto in Europa!