Verset Zero – Les Sanctuaires Oubliés (Autoprodotto, 2025)

L’annunciato EP di Verset Zero vede la luce con un po’ di ritardo rispetto a quanto previsto e solo come appendice della ristampa del CD di Phantasma – andato esaurito poco dopo la pubblicazione – con la quale va ora a formare una sorta di doppio album. La scelta è discutibile (specie per chi il disco già l’aveva) ma c’è poco da fare se non adeguarsi; passiamo dunque oltre e dedichiamoci alla musica.
Suddiviso idealmente in due parti, quattro brani originali e quattro remix, per un totale di 30 minuti, Les Sanctuaires Oubliés ripercorre, per lo più, le strade già battute da Phantasma: ritmi lenti, toni cavernosi, spirito black metal e suoni da fonderia; c’è tuttavia qualche variazione che potrebbe essere indizio di future evoluzioni.
Victoria è un’intro solenne ed epica che, fra accordi di organi chiesastici, rimbombi di tuoni, cori e beat dub, ci introduce a Par Le Sang Versé: inizialmente il basso distorto gira a vuoto, poi assume la forma di uno sludge-death cadenzato intervallato da qualche momento di stasi – testimonianza di quanto la frequentazione dei Primitive Man abbia lasciato il segno – e chiude in un tripudio di percussioni telluriche e rumori assortiti. La Valée Du Roi, già pubblicato come video qualche mese fa, è un terrificante industrial-doom a due voci dove i battiti sintetici tentano di raggiungere la velocità necessaria per farci uscire dall’abisso lovecraftiano entro cui il brano ci ha gettai, senza successo. A chiudere la sezione degli inediti, Le Dernier Empereur ripropone la soluzione delle due voci, ma si attesta su sonorità più simili a Par Le Sang Versé, un mid-tempo trascinante con chitarra noise (ammesso non sia il basso con qualche strana accordatura) che non disdegna improvvise accelerazioni e porta in territori da hardcore andato a male.
Nella sezione remix vengono rivisitati quattro brani, tutti proveniente da Phantasma. L’Esprit Noir è affidato alle gentili cure del duo berlinese Operant che mantiene le frequenze basse, alcune ritmiche e le voci, ma comprime e velocizza il tutto evolvendo il lento doom d’origine in un EBM violentissima che sul finale assume tinte darkwave quasi ballabili: una reinterpretazione magistrale.
Ci va giù pesante, ma in un altro senso, Brokendata, che ridisegna completamente Les Horizons Mélancoliques trasformandolo in un brano di elettronica sognante e dall’incedere veloce che con la traccia dell’album non ha alcun punto di contatto, se non i pochi secondi di frequenze distorte che interrompono le linee di synth; non male in sé, ma il senso di definire remix un brano rifatto ex novo, mi sfugge.
Più rispettoso è Sam Karuga (del duo metal-noise keniota Duma) nell’affrontare L’Éveil: al loop vocale e ai synth che caratterizzavano l’originale aggiunge un discreto strato di sporcizia e suoni dub sui quali le melodie galleggiano a fatica; l’effetto complessivo è ottimo e finisce per conferire dignità a una traccia che, in origine, era poco più di un intermezzo.
Anche in questa sede, come già in Phantasma, spetta a  Sombre Aurore chiudere i giochi: Simon Chaubard dei  Plebeian Grandstand, all’opera con la ragione sociale Regne Du Vide, la disarticola ulteriormente – e già era un pezzo in odore di Khanate incrociati coi Godflesh – tramutandola in qualcosa di informe, un abisso di stridori, battiti industriali e frequenze basse che ribollono in un’atmosfera caliginosa. Una specie di buco nero che inghiotte quanto ascoltato finora, lasciando sospesa ogni risposta alla domanda se, questo EP, possa dire qualcosa sui futuri sviluppi di Verset Zero: oscurità e pesantezza rimangono le uniche certezze.