Van Couver – Everything Will Work Out (eventually) (Rattler, 2026)

Mi prende qualche mese il riprendere Everything Will Work Out (eventually) dei ticinesi Van Couver, autori di un ritorno dopo il debutto di How’s the Weather? che riesce efficacemente ad unire melodie azzeccatissime a flussi sonori non banali. Cosa non facile nel mare magnum del pop-rock nel quale si muove il quartetto, che sceglie di unire ingredienti inglesi e newyorchesi dosando in maniera personale il proprio cocktail. A salvarli è un’ottima capacità di scrittura e composizione che non si limita a riproporre il già sentito, pur chiarendo fin da subito in che solchi batta il loro cuore. La voce di Luca Mescoli (figura anche come produttore) è chiara e luminosa ed a tratti sembra veleggi su un corpo musicale che richiama le trame più aeree degli Smashing Pumpkins alleggerendolo e facendolo librare come in Everything You Were. Quando invece l’ispirazione si fa maggiormente ombelicale esce una sorta di acido agrodolce, quasi una ricercata acerbità. Si viaggia in Manchester immaginarie, a tratti lambendo troppo i fratelli Gallagher presi come stampo in una It’s On Me che perde un pochino della propria personalità. Ma non c’è da temere perché i punti di forza sono diversi e ben precisi, la capacità di arrotare relazioni nel freddo di Maybe Next Year dimostra che il mettere nerbo nelle canzoni sentimentali aiuta a far pompare più forte il cuore conquistandoci con l’appiccicarsi delle loro parole. È un disco che sembra suonare esattamente come Luca, Aslan, Eric e Stefano volevano. Senza arzigogoli, attento e deciso lungo una forma scelta e modellata, roba che dovrebbe solleticare sia i nostalgici che i pari. Noi ci teniamo il caracollare di Undenified contando sull’equilibrio e sulla lucidità dei quattro, chissà come saranno dal vivo? Appuntiamoci il falco e vedremo che succederà…