Válek Merta Tarnovski – Punctum (Flaming Pines, 2026)

Come far suonare un posto, ecco cosa ci dimostrano Petr Válek, Jara Tarnovski ed Ondrei Merta, coadiuvati dai SunDog (Isabelle Duthoit ed eRikm) nel secondo di questi due brani, registrati al praghese Punctum nel 2024. Brani che ci infilano direttamente in un flusso metallico, dove scorie, materiali e contatti risuonano dei loro sfrigolii, dei baci metallici che riescono a darsi. Strumenti, corpi, oggetti, tutto fa brodo in una colata complessiva di quasi quaranta minuti che non ha una storia ed un incedere, se non la sua stessa esistenza. Un disco che rimarrà indissolubilmente legato al momento dell’ascolto di ognuno di noi, fotografando il quando ed il perché ci siamo messi in questa situazione. Un disco che può essere preso a soggetto, perfetta controparte musicale di un libro sulla più nota acciaieria ticinese che stavo leggendo durante il mio primo ascolto di Punctum (Quaderno della Monteforno, un racconto di fabbrica di Sara Rossi Guidicelli). Un disco che respira e vive, riuscendo a non portarci nel mondo fantastico ed autogenerato di Petr Vàlek ma a suonare coeso, omogeneo, in grado di inghiottire i diversi suoni impastando un golem cibernetico. Suono che risente di forge e di pressioni, crescendo e diventando una sinfonia eterna e sociale, comprimendo dentro di sé popolazione ed industria, attraverso la lente della performance artistica. Ogni tanto credo sia necessario fermarsi, unire intuizioni e fonti diverse e creare qualcosa di nuovo. Così come ha fatto il terzetto, diventando poi quintetto, diventato disco. Così come facciamo noi, unendolo alla nostra vita quotidiana, alle diverse fonti ed ai diversi sensi, per un lavoro che se preso da solo può sembrare un incursione tutto sommato innocua nella musica sperimentale ed industriale, usato come punto di fuoco dà vita ad immagini grandiose.