L’ascolto dell’album Forgiving è stato pieno di coincidenze bizzarre, collegandosi ad attimi avvenuti nella vita dello scriba in questione e della sua famiglia. Affezionato ai L’Altra come a pochi dischi della mia gioventù (Æsthetics Records per diverso tempo fu simbolo di eleganza e di perfezione artistica al suo apice per i miei parametri e Music Of A Sinking Occasions uno dei miei dischi preferiti di sempre) durante l’ascolto ricollego le figure al suo interno ad avvenimenti per me immediati. L’incontro di una coppia di lupi su una strada sarda quest’estate, la notizia è la comunicazione della mia fidanzata di voler andare ad una mostra di Leonora Carrington (artista che non conoscevo) mentre stavo ascoltando questo disco. Coincidenze che, ancora una volta, stringono la musica di Lindsay Anderson alla mia vita, ragion per cui sono lieto di aver avuto occasione di intervistarla. Questo il resoconto del nostro scambio.
Salve Lindsay, come stai? Di certo non è il tuo primo disco, ormai è un quarto di secolo se non erro che produci son diversi progetti ma sono passati 18 anni da If. Com’è andata? Quando hai deciso di fare da te, prendendo a bordo Jim Gifford e Wesley Reno?
Sto bene, grazie! È una piacevole domenica mattina qui a Chicago, dopo la nostra prima grande tempesta di neve della stagione. Sì, è passato un po’ di tempo da “If”…ho pubblicato musica con il nome Same Waves nel 2018 e nel 2020, quindi non sono stato completamente inattivo, ma come artista solista è passato un po’ di tempo. Questo album è stato un viaggio personale degli ultimi sette anni chiuso quando, circa un anno fa, ho coinvolto Jim Gifford e Wesley Reno per aiutarmi a portarlo al traguardo.
Chi è la perdonante? Leonora? Alice? Lindsay? Quanto è difficile e quanto è necessario perdonare provare a ricostruire su basi differenti e ripartire?
Questo lavoro riflette un processo di perdono da parte del personaggio principale dell’album e da parte mia, più che da parte di Leonora. Credo che il perdono sia essenziale per andare avanti e crescere nella consapevolezza e nell’accettazione di sé.
Sono state le opere o la vita di Leonora a spingerti al lavoro?
La sua storia mi ha trovato all’inizio di questo lavoro, e mi è rimasta dentro per tutto il tempo. Sia la sua vita che la sua arte, soprattutto i suoi primi anni, sono state profondamente fonte di ispirazione. A 19 anni, scappò di casa per incontrare Max Ernst dopo aver visto un suo dipinto. Si trasferirono nel sud della Francia e, dopo un periodo di libertà creativa, finì in un manicomio a Santander, in Spagna. Quella complessità e quella resilienza mi hanno colpito profondamente.
Nelle ultime settimane ho avuto occasione di parlare con Francesca Remigi, autrice di Witchess, un album che partendo da Angela Davis e Silvia Federici interseca diversi temi tra femminile, femminismo ed attivismo. Quanto le figure femminili traslate dalla musica possono educare e far riflettere? Cosa avviene oggi nella musica pop a tuo parere? Quali sono state le tue figure di riferimento, a livello artistico e di voce?
La musica in tutte le sue forme può educare e ispirare la riflessione. Le artiste, in particolare, stanno vivendo un momento importante in questo momento. La fiducia e il sostegno suscitati dal movimento #MeToo continuano a dare alle donne la possibilità di raccontare le loro storie in modo completo. Ho avvertito personalmente questo cambiamento ed ho lavorato per smettere di cedere il mio potere o di lasciare che altri inquadrino la mia narrazione. Storicamente, quando le donne esprimevano temi di alchimia, natura e spiritualità non patriarcale, venivano spesso etichettate come “streghe”, il che può essere limitante. Artiste come Leonora Carrington, Remedios Varo e Kati Horna hanno esplorato la liberazione attraverso temi profondamente femminili, la terra, il cosmo, la creazione e la guarigione. Queste narrazioni meritano di essere riformulate, e forse è ciò che Francesca Remigi sta facendo con il suo lavoro.
Cosa pensi stia succedendo nella musica pop odierna? Quali sono state le tue influenze artistiche e vocali?
Le donne sono protagoniste in questo momento, ed è emozionante vederlo. Quando ho iniziato la mia carriera, non c’era molto spazio per le protagoniste femminili; dominava il grunge, la scena shoegaze e le donne venivano spesso emarginate. Festival come il Lilith Fair sono stati rivoluzionari, ma hanno anche evidenziato questa separazione. Quando avevo vent’anni, mi sentivo spesso sotto pressione per minimizzare la mia femminilità, quindi a volte mi vestivo in modo informale, evitavo il trucco da palcoscenico e reprimevo il mio lato teatrale per adattarmi. A un certo punto, un produttore mi ha detto: “Mi piaci un po’ fragile e spezzata”. Quel commento mi ha fatto capire che non volevo essere vista in quel modo. Volevo abbracciare la forza e l’autenticità. Con questo album, ho rivendicato quel potere, soprattutto nelle esibizioni dal vivo. Artiste come Tori Amos e Kate Bush mi hanno influenzato profondamente. La loro capacità di incarnare i personaggi e di usare l’espressione teatrale è qualcosa che ora apprezzo più che mai.
Sovente la bellezza che esce dall’unione fra musica e testo inebria, andando oltre il significato. Che tipo di procedimento utilizzi per unire il verso al suono? Parti dal significato e dal racconto o è la musica che ti richiama ambienti e storie?
Di solito inizia con un’emozione, qualcosa che deve essere espresso. Mi siedo al pianoforte, suono un riff e trovo la tonalità che si adatta all’atmosfera. Le parole spesso emergono intuitivamente da suoni e sillabe. La canzone iniziale di solito nasce rapidamente e la registro subito. La musica è il luogo in cui elaboro le mie emozioni più profonde, quindi la prima bozza è istintiva. In seguito, perfeziono il testo e la struttura. Alcune canzoni, come “Less Scared” e “Last Show”, sono nate in una sola seduta, mentre altre hanno richiesto più tempo per essere sviluppate.
Cosa significa il lupo per te? Qual’è il suo ruolo in questo disco e nel tuo presente?
Il lupo è nato come simbolo della figura solitaria e predatoria. L’antagonista della storia. Ma mentre lavoravo all’album e alle sue immagini, ho iniziato a incarnare il lupo in prima persona. Ho capito che il lupo rappresenta anche forza, intuizione e protezione. Il leader feroce e materno del branco. Questo archetipo è stato spesso oscurato dalle narrazioni patriarcali, ma per me ora simboleggia il potere femminile indomito.
Come hai cercato di ritrovare la tua vera voce e quali sono le differenze tra “Forgiving” e la tua carriera passata?
Prima mi facevo piccola per via dei dubbi o per adattarmi a ciò che pensavo fosse previsto. Per esprimere appieno la mia voce, ho dovuto guidare e fidarmi della mia visione. Mi ricordo che la mia prospettiva è unica ed è mia responsabilità darle vita. Questo processo mi ha insegnato ad amare e ad accettare me stessa, anche attraverso le imperfezioni e l’incertezza.
Non conoscevo Leonora Carrington ma leggendo della sua vita sembra che le sia accaduto tutto ed il contrario di tutto. Cosa ti hanno insegnato le sue vicende e come hai proiettato questo sul tuo profilo artistico e privato?
La storia di Leonora mi ha toccata profondamente. Come lei, all’inizio della mia carriera sono stata attratta da artisti, ritrovandomi spesso in ambienti dominati dagli uomini. Ha imparato dai grandi surrealisti ma ad un costo, una dinamica che molte donne hanno dovuto affrontare storicamente. Ho avuto relazioni sia creative che romantiche e, sebbene difficili, mi hanno aiutato a crescere. Per me, questo album rappresenta quel viaggio. Ora creo partendo da una posizione di autenticità, senza preoccuparmi dell’accettazione esterna. Ogni esperienza ha contribuito alla mia crescita e per questo sono grata.
Non ho ancora avuto la fortuna di toccare con mano il tuo LP ma dalle immagini in mio possesso sono riuscito a vedere una spirale che cambia colore al centro del disco. Poi carte, olii, candele. Quale immagini sarà la fruizione del tuo lavoro?
Mi è piaciuto esplorare l’aspetto visivo di questo progetto, ovvero lo storyboard, le immagini e gli elementi simbolici come oli essenziali e candele. Questi strumenti mi hanno aiutato a chiarire la narrazione e a condividerla con i collaboratori. Il mio obiettivo è creare musica che ispiri riflessione e crescita, e continuerò a trovare modi per offrire questa esperienza al pubblico.
Che cosa farai ora? Prossimi progetti, concerti, idee che vorresti approfondire?
Sto immaginando una produzione teatrale su larga scala ispirata al lavoro di Leonora. Sono fortunata ad avere un gruppo di collaboratori di talento e stiamo lavorando per realizzarlo. Pubblicare l’album è stato solo il primo passo. C’è ancora molto da esplorare. E naturalmente, c’è sempre un’altra canzone che aspetta di essere scritta.
Fantastico, grazie mille Lindsay!
Grazie mille a te!

