Un Nuovo Canzoniere Partigiano, per sempre.

Al lavoro del Nuovo Canzoniere Partigiano bisognerebbe sempre stare attenti, seguendone le evoluzioni. Fortunatamente il 2026 è stato l’anno del loro ritorno con Volume 2, seguito del disco omonimo del 2017.
Abbiamo voluto essere stringati, cercando le risposte a qualche quesito, mentre far girare queste nuove vecchie canzoni e lo abbiamo fatto con Silva Cantele.

Allora, tocca partire dagli albori. Chi e cos’è il Nuovo Canzoniere Partigiano?

Il NCP nasce nel 2013 dalla volontà di quattro amici musicisti (Silva Cantele, Francesco Cattelan, Andrea Grigolato e Alberto Zordan) di dare nuova linfa e nuova energia a qualche brano del repertorio canonico legato alla resistenza e alla memoria storica. Via via questo collettivo dell’Alto Vicentino ha inglobato Maurizio Baggio, Alberto Brunello e Giovanni Scalcon.

Perché un ritorno dopo 9 anni? Cos’è scattato?

In realtà non siamo mai stati fermi, dal punto di vista dei live, ma presi dai vari progetti personali – musicali o meno- non abbiamo mai trovato il modo ed il tempo di procedere con il lavoro in studio.

A chi si rivolge la vostra riscoperta?

A chiunque abbia a cuore la memoria di coloro che hanno dato tutto per liberarci dall’infamia del nazi fascismo.

Quali sono i vostri ricordi della resistenza e dei loro canti? Parenti o racconti?

Ognuno di noi ha nel proprio ramo genealogico parenti che sono stati coinvolti, poco o molto, nella Liberazione – Vicenza del resto sfoggia la medaglia d’oro alla Resistenza. Il patrimonio musicale ad essa legato ci è stato tramandato sia da alcuni famigliari che da persone più anziane, tutte locali.

Quanto è ampio questo tipo di canzoniere? Ci sono ancora margini di scoperta e di approfondimento?

I margini sono infiniti, soprattutto perché le variabili di reinterpretazione sono incalcolabili; l’unico freno è l’irreversibile perdita di testimoni diretti a mantenere viva la memoria di molti canti mai registrati. Ma a quel punto, quale strumento migliore della fantasia, della creatività?

Non conosco molti di voi ma suppongo veniate da mondi molto diversi. Come funziona il progetto?

In maniera molto spontanea. Qualcuno tra di noi scopre, ascolta e propone un brano, il quale passa al vaglio di tutti; quando si può ci si trova a ragionare, a capire come modificarlo secondo i nostri gusti e le nostre preferenze.

La batteria del disco è micidiale, un ritmo che va oltre sia il canonico strumento sia la banda. Sembra foraggiare la rabbia, specialmente in brani come Sento Il Fischio Del Vapore. Maurizio, il batterista. Ha anche registrato il disco. Volume 2 è ricordo, resistenza, battaglia o attacco?

Ti correggo: Maurizio (detto Icio) fu batterista molti anni fa: ora è il nostro fonico. Il batterista attuale è Giovanni Scalcon.
Volume 2 è tutto ciò che citi, inevitabilmente. Impossibile scindere queste qualità, o sceglierne una a discapito delle altre. E lo spettro emotivo nonché musicale dei suoi brani lo testimonia.

A quanto ho capito Vol.2 non verrà stampato (almeno per ora), come mai questa scelta?

Anche qui ti correggo: è disponibile da aprile nel formato CD!

Non avrebbe senso dare corpo a questi brani, magari con i dovuti collegamenti e racconti?

Stiamo pensando di fare qualcosa del genere, pian piano la cosa prenderà forma, forse addirittura già l’anno venturo. Di certo però sarà un lavoro legato al prossimo album, in fase di lavorazione.

The Partisan è un brano che ha letteralmente attraversato la storia, da Anna Marly ad Emmanuel d’Astier de la Vigerie, dalla Tin Pan Alley di Hy Zaret a Leonard Cohen. A quale di queste versioni vi siete attaccati per farla vostra?

Decisamente alla versione di Cohen, che ci è affine per amore verso l’oscurità e dedizione ad una calcolata, profonda tensione. Il suo incedere risalta e denuncia la forzata, imposta, letale marzialità del racconto.

In Sento il Fischio Del Vapore ed in Oltre il ponte date impeto rock alla Marini ed a De Gregori, addirittura a Calvino: la potenza aiuta il messaggio? C’è bisogno di questa sorta di shock violento?

Noi viviamo di emozioni e ci è da subito sembrato naturale dare loro spazio e sfogo con suoni ed arrangiamenti potenti e d’impatto. A noi sembra necessario – abbiamo sempre personalmente faticato a danzare su parole quali rastrellamento, morti, sacrificio, tortura. Preferiamo detonarle. Ci sono già molte formazioni che portano avanti la memoria musicale della Resistenza su impianti sonori atti a fare ballare, e va benissimo così. Noi badiamo più al lato emotivo, al lato doloroso.

Bella Ciao credo sia tranquillamente il canto partigiano più noto al mondo: al mio Centro Diurno viene addirittura usato nell’attività di musicoterapia. Qui sembra viaggiare in Nord-Africa. Dove vi siete svegliati una mattina?

Curioso il tuo citare il nord Africa: noi ci siamo ispirati al Centro/Sud America. Forzando un po’ la cosa, la nostra versione può definirsi affine a qualche sonorità dei Mars Volta, alle cose più distorte e veloci dei Calexico, a certa cumbia oscura e polverosa. Ma se tu hai colto dei colori berberi o magrebini, tanto meglio!

Il 25 aprile è alle porte oppure sarà passato quando risponderete a questa intervista. Cosa farete?

Ça va sans dire: suoneremo! Ricordiamo poi che ogni euro raccolto dalla vendita del nostro merch (e buona parte dei cachet) va sempre devoluto a chi attualmente fa resistenza. In questo caso quest’anno al centro sociale Arcadia di Schio, e in parte al Collettivo Rotte Balcaniche.

Dalle Belle Città è celebre per la versione degli Üstmamó in Materiale Resistente: cosa ricordate di quell’evento e quel disco, ora che son passati più di 30 anni?

Candidamente: eravamo tutti troppo piccoli, quasi tutti noi si stavano appena staccando dagli ascolti main stream della prima adolescenza – il nostro batterista, il più giovane della band, del resto aveva 3 anni, giusto per dare una tenera misura. Va detto: grande compilation e grande impatto, col senno di poi.
Abbiamo nel nostro piccolo fatto qualcosa di simile, digitalmente, due anni fa, a sostegno del popolo Palestinese: Gaza Calling. È ancora disponibile sul nostro bandcamp.

Partigiano, secondo Wikipedia, è una lotta di forze irregolari contro un potere ufficialmente costituito. Quanto bisogno c’è oggi di partigiani, in Italia e nel mondo?

Il bisogno di resistenza e di lotta è costante, anzi in crescita, in maniera direttamente proporzionale all’aumento globale del consenso verso destre / destre estreme, che sta già portando a pesanti modifiche nelle vite quotidiane di milioni di persone – se non alla conclusione di migliaia e migliaia di esse. Ogni persona che abbia cuore intelletto e coscienza deve agire, secondo le proprie capacità e competenze. Chi nulla fa è complice.

Ed ore? Sparirete per altri anni, avrete in programma qualche concerto o altro ancora?

Abbiamo in vista una manciata di concerti attorno al 25 luglio, qualcosa dal vivo poi bolle in pentola su settembre; di certo in autunno proveremo in vista di una sessione in studio a dicembre – nuovi percorsi e direzioni artistiche ci attendono, più legati alla scrittura ex novo su testi storici non musicali.
Stay tuned. La lucha sigue.