Umlaut è una band capitanata da Clinton “Bär” McKinnon, ex Mr. Bungle con i sodali Angus Leslie e Shane Lieber.
Al disco ha partecipato attivamente anche Danny Heifetz, altro storico membro della band originaria di McKinnon.
La produzione è dell’italianissima Overdrive Records, etichetta che meriterebbe una monografia per il lavoro magistrale svolto in circa 15 anni di attività.
Bando alle ciance, siamo in territorio poco avvezzi a chi scrive: post-prog, disparità temporale, ironia non comprensibile. Insomma, questa è gente che suona bene, tanto e fanno gli allegroni, dato che non hanno nulla da chiedere a nessuno. E già qui ci sarebbe di che essere felici (per loro). Per chi ascolta è difficile rimanere indifferenti. Sarà il sole dell’Australia, dove i nostri sono ben piazzati, sarà la depressione cronica dei Millenials, ma tutto sta gaia allegrezza dopo un paio di pezzi stanca un pochino. Una spiccata vena melodica spunta un po’ ovunque. Ci sono vari giri che restano facilmente in mente, fino al culmine lullaby di “Grumpy Libarary”: stucchevole? forse, ma sicuramente godibile. Questa è forse la caratteristica più fruibile del disco, che funge da ottimo diversivo tra tanta musica poco originale.
Pur rimanendo un album chitarristico, l’inserimento del sax (strumento principale di McKinnon), organo ed altri strumenti a fiato spezzano la monotonia. Il tutto risulta, dunque, densamente eterogeneo. Le strutture compositive, i suoni mai troppo ordinari ed i contributi di strumenti “atipici” tratteggiano un crogiuolo di stimoli e fascinazioni che non lasciano indifferenti. Tutto questo funziona? Come scritto poc’anzi, per gli amanti di sincopi e “robe da Mike Patton” sicuramente gli Umlaut e questo Desole sono progetti molto intriganti, ma al di fuori di questo poco resta oltre all’invidia per il sole dell’Australia.

