Totorro + Thalos – 26/07/2026 – Damage Inc (S. Giovanni Lupatoto, Verona)

E’ stato tutto molto strano e tutto molto bello in una serata estiva tra le più, piacevolmente, atipiche vissute per un concerto. Il tutto, a partire dalla location, un live clud di recente inaugurazione (ottobre 2025), tendenzialmente dedito al metal, fino alla strabiliante performance di una ultime date del tour italiano di una band straordinariamente poco conosciuta o, comunque, non così esposta alle masse, nonostante un seguito di fedelissimi sostanzioso.
Il Damage Inc è un live club di (quasi) provincia, vicino a Verona, situato in quello che è definibile come “hinterland”. Ordinato, ben organizzato, senza fronzoli estetici e l’artistico degrado di spazi più vissuti, il luogo dell’evento è un interrato sotto una capannone con ampio parcheggio nei dintorni, ulteriormente facilitato dalla data domenicale.
A spingere due baldi montanari fino alla pianura è la data più a Nord Est del mini tour, di ben sette date, in Italia dei Totorro. Ad aprire le danze ci sono i veneziani Thalos, che ci perdiamo completamente. Gli orari, infatti, sono rispettati in maniera precisa e alle 21.30, ora del nostro arrivo in loco, il balco è già (quasi) bello che pronto per il quartetto di Rennes.
Attivi dal 2008, i Totorro hanno pubblicato solo tre album. Tutti e tre, compreso l’ultimo, Sofa So Good (2025) sono già etichettabili come cult. La grafica semplice e colorata, ma, soprattutto, la musica complicata ed immediata allo stesso tempo, hanno reso questi dischi dei greatest hits de facto, non avendo praticamente mai un momento debole. Il tour in questione è, ovviamente, quello dell’ultimo disco e, da lì, saranno presi la stragrande maggioranza dei brani della scaletta della serata, senza tralasciare alcuni classici del recente passato.
C’è da sottolineare un particolare prima di addentrarci nel racconto del concerto vero e proprio. I Totorro hanno una fanbase solidissima, ma sparuta, poco riconoscibile, ma comunque afferente al mondo emo, piuttosto che a quello del post-rock/post-hardcore, a cui potrebbero essere associati. I concerti italiani sono stati tanti, ma, dalle testimonianze, pare che ad avere un particolare successo sia stata la loro partecipazione all’Italian Party di To Lose La Track, storico evento in quel di Umbertide.
A Verona arriva dopo quasi una settimana di date, in un ambiente accogliente, ma in una domenica sera di fine luglio non siamo certamente di fronte alla situazione ideale perché il locale esploda di persone. Infatti i presenti saranno, a occhio, intorno alla sessantina di unità. L’età media sembra coerente con quella dei musicisti: dai 30 ai 40.
Il concerto si apre con le note di Bang Bang, opening anche dell’ultimo disco, e prosegue con due “singoli”, se così si posso definire, presi dai due precedenti album: Saveur Cheveux da Come To Mexico (2016) e Chevalier Bulltoe da Home Alone (2014). Il pubblico è saltellante e galvanizza da una musica allegra e vivace, che non si prende mai troppo sul serio, così come fanno i ragazzi sul palco, tutti sorridenti, affiatati, dediti al divertimento più che al serioso portamento dei musicisti alternativi, soprattutto, nostrani. Tutti, infatti, trasmettono una serenità ed un’allegria contagiosi, quasi, più della lo stessa musica, che anche nei momenti più riflessivi prende una piega piacevolmente dolce e coccolosa, piuttosto che scadere nel manierismo ambient, a cui siamo troppo abituati.
Lo show prosegue spedito senza (quasi) nessun parola, a parte un “grazie” qui e lì. La band ha una tenuta del palco di una spontaneità unica: i due chitarristi saltano e piroettano come trottole, guardandosi spesso e cimentandosi in siparietti tanto immediati quanto genuini. Il bassista, col tuo tono tellurico, sta per la maggior parte nelle retrovie, salvo poi alzare di tanto in tanto lo strumento nei punti di maggior impatto sonoro, in un alternarsi coreograficamente splendido. Il batterista, infine, si alza spesso e intrattiene piccolo gag con gli altri, fermandosi prima di un colpo o dando l’impressione di picchiare duro, per poi placarsi in un istante. A livello performativo è proprio il lavoro del bravissimo Bertrand James a dare la misura della complessità resa accessibile della musica dei Totorro: i suoi pattern sono spezzatissimi, sincopati, ma mai nervosi o isterici, dando un senso di storta sicurezza al tutto.
Il clou dello show lo si ha durante 100% repos, quando i Christophe e Jonathan Siche si intrattengono in un ping pong sonoro tra il pubblico e, successivamente, in un nascondino tra la folla da lasciare sbalorditi per la dimestichezza, con cui proseguono a suonare e, al tempo stesso, dialogano di sguardi tra di loro.
La serata riparte spedita con l’esecuzione di altri brani dall’ultimo disco e una delle rare espressioni vocali del concerto (le urla su Home Alone), fino al finale, affidato alla Tonton Alain Michel ancora da Home Alone. Il pezzo è forse il più canonicamente post rock con un incedere in crescendo e l’uso di distorsioni via via sempre più decise.
Il finale è fulminante come tutto il concerto: ringraziamenti a tutti gli organizzatori, un arrivederci al banchetto del merche e nessun bis per 58 minuti filati per un concerto che mi rimarrà in corpo e nel cuore per molto, moltissimo tempo.
Per concludere, l’affetto dei fan per la band è evidente dal fatto che, nonostante un pubblico non certo numeroso, si crea subito una lunga fila per il merch fatto, programmaticamente, solo di copie dei dischi e alcune t shirt sempre nello stile positivo e colorato dei bretoni.
Che dire… lunga vita, dunque, ai Totorro!

Setlist:
Bang bang
Saveur Cheveux
Chevalier Bulltoe
Bernard Guez
Sofa so good
100% Repos
Home alone
Festivalbini
Destiny’s Chives
Matthew’s Bridge
New Music
Smile Paste
Tonton Alain Michel