Il fluire elegante del sassofono jazz di Andrea Pedone, le malsane atmosfere lynchiane prodotte dalla ritmica di Marco Senin ed Alessandro Vitali, gli sprazzi hardcore vocali (purtroppo fugaci) di Filippo Dionisi. Queste le basi di Panoramica degli abissi dei To Die on ice, canovacci sui quali muoversi in antri bui, dove il sudore e l’alcool si mischiano rimanendo incollati ai tavolini, mentre i fattacci si svolgono tutto intorno. Sciatteria della migliore, da ripescare in catalogo ed incollare sulle scene in sala di montaggio, in immagini di serie B che coinvolgono e vincono grazie alla vicinanza estetica con il pubblico. Che i nostri lo sanno fare e bene, sono rodati e si attengono alle esigenze registiche, chiamando Vespertina in sala per rendere L’insonnia ancor più vaporosa, mentre Filippo delira folleggiando tutti intorno.
Gli squarci, i twang e tutto il corredo di susseguono, quasi fagocitandosi e creando un blog sonoro dove viene a mancare la dinamica dell’album, un punto di fuga, un finale. Questo pur nell’evidenza della qualità dell’opera e della punteggiatura vocale utilizzata, con una Nerofumo che contiene tutto dentro di sé: mood, sconquasso, marzialità. Lo si preferisce quando si avvicinano allo sfascio ma nella loro costruzione questo forse avrebbe drammatizzato troppo il catalogo. Ce li teniamo così, salutando Francesca Bono intravista fra la Tempesta di sabbia, e la band ormai sommersa.
E tutto finisce così, come lo hanno disegnato. Ora tocca a voi scegliere se possa essere la vostra serata.
To Die On Ice – Panoramica degli abissi (Subsound, 2026)
