Tiziano Milani – Im Innersten (Afe, 2009)

Ormai non ha più senso parlare di rivelazione per Tiziano Milani visto che sarà al quarto o quinto album e credo che contando anche collaborazioni e web-release potrebbe anche essere andato oltre il numero che ho scritto, questo tanto per dire che non si tratta certo di uno che fa uscire dischi sporadicamente. Nonostante la sua attività sia intensa e non frenetica (cosa che gli consente di mantenere un profilo di uscite molto buono), per molti risulta ancora sconosciuto ed è un peccato visto che le uscite su Setola Di Maiale, Afe, Chew-Z, Rudimentale e le comparsate su Extreme grazie ai CD di Claudio Parodi non sono cosa da poco.
Milani muovendosi in totale autonomia sta andando sempre più alla deriva nel suo suono, perché sì, che ci crediate o no, questo lombardo ha sviluppato un suono autonomo ed in un ambito para elettronico direi che ci sarebbe da gridare al miracolo anche solo per questo. Per i lavori di questo musicista il termine "astratto" casca più che mai a fagiolo, infatti si tratta di musica mediamente fredda, buia (pur non essendo cupa) e più che mai astratta anche se in modo molto espressivo. Se stessimo parlando di classica contemporanea potremmo menzionare quell’eroe totale di Morton Feldman senza alcun timore e non è proprio un caso dato che con alcuni momenti di questo e di altri CD di Tiziano Milani non ci sta neppure male, diciamo che i lavori di questo architetto a tratti risultano in sospensione fra l’elettronica e la musica contemporanea: un po’ come se le simmetrie sinistre di Feldman fossero state meno dilatate, più silenziose. Ma questo vale solo per alcune tracce come quella d’apertura, per il resto del disco Afe si tratta di un lavoro dalla grana molto densa, a tinte piene e poco luminose, con delle folate di suoni dal sapore elettroacustico, ma resta comunque che le alternanze dei suoni con molti spazi vuoti ci sono anche là dove di estetica da musica contemporanea se ne trova meno. Voglio spingermi oltre dicendo che anche questo disco conferma che "astratto" non significa necessariamente fastidioso e tanto meno inespressivo, anzi, il bello dei dischi di Milani sta proprio in questo: riescono a coniugare una serie di suoni freddi, di frequenze, di campionamenti assortiti, a creare un'amalgama in cui tutto finisce per essere ben impastato e con un senso molto profondo. Un senso di vuoto o forse semplicemente un senso d’inquietudine tutto notturno, ma che arriva e si dirige dentro alla pancia.

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