Gli anni ed i collegamenti sono bizzarri e spesso oscuri. Ascoltando l’ultimo disco di Thisquietarmy ho cercato di chiamarmi le idee, come di norma, nei miei più antichi recessi mentali, ovvero le cartelle mail. Scopro che Midira pubblicó una riedizione di Unconquered nel 2018 per il suo decennale, pubblicata da uno dei miei show sonori preferiti, Dominio dos Deuses, da Braga, Portogallo. Insieme a lui in quel frangente diversi artisti dei quali ho scritto od andrò a scrivere in questi giorni, Ben Chatwin, Elio Martusciello, Furtherset. Collegamenti strani, come quello che me lo vedono insieme a Stefano de Ponti in un’esibizione dal vivo, che potrei aver forse sognato, ma rimane nella mente come una delle mie tantissime piccole conquiste come promoter e produttore. Altra connessione è quella con Consouling Sound che co-produce il lavoro, partner di quel Consouling Store a Gand, uno degli illuminati negozi europei che accettava di buon grado le nostre produzioni OBR ai tempi che furono.
Esulando dal mio personale diciamo comunque come sia Langue Hibride un disco splendido e sontuoso, con cinque lunghi brani nei quali il musicista di Montreal (città che, lo ricordiamo, ha il più alto coefficiente di dischi e musicisti stupendi che qualsiasi altra al mondo) spazia in un buio crepandolo, invertendolo e sconquassandolo.
Potremmo parlare di violenza sonora, sperimentazione, musica ambientale perché in grado di ridefinire gli spazi o psichedelica perché estensiva del nostro stato cosciente. Un flusso sonoro dove le corde degli strumenti vanno a prendersi la ribalta ed a creare un senso del groove innato fino al limitare della masturbazione lasciando di essa soltanto la soddisfazione. È in qualche modo una festa per Eric Quach, che riesce a plasmare il suono passando da una sorta di fusion ad escrescenze metal in un batter d’occhio senza che ci stia stacco od innaturalezza, si veda il finale rombante di Respirer l’instabilité. Però basta anche meno, un rosolare un arco su una corda per minuti, aprendo ad un mondo di tocchi, sfiori e onde che scentrano dando dinamismo ad un crescendo, percussioni che arrivano e ci spostano, ancora, in lande insospettabilmente latine.
Un viaggio enorme, stratosferico, che ci porta all’ascolto di movimenti incredibili eppure naturali, vicini per ascolto a moltissime avventure ma oscure e seducenti come pochissime di esse. La capacità di gonfiare il proprio suono da un momento all’altro, passando con disinvoltura da un sussurro ad un barrito e esattamente la cifra di questo disco, di questa cheta armata, un progetto che forse per anni è passato in sordina o si è dato per scontato e che riesce attraverso cinque brani mutevoli e massicci uno standard impensabile. Ormai siamo negli spazi più profondi di Solastalgie impalpable, tra squarci percussivi ed acustici prima di tornare in un orbita massiccia, rock e torbida, con un crescendo che si interrompe giusto il tempo dare luce al fragore di una chiusura di un viaggio impressionante.
thisquietarmy – Langue Hybride (A Thousand Arm / Consouling Sound, 2025)
