Io la prima volta che ho ascoltato The Van Pelt me la ricordo molto bene.
Suonavo timidamente e maldestramente in questa band di ragazze del paesino in cui sono cresciuta e la mia bassista studiava informatica all’università. La prima ad avere programmi per scaricare musica – o anche solo cercare qualcosa che fosse al di fuori del giro major -, ci aveva girato un cd di roba che ci aveva fatto impazzire, consigliata da un tizio americano conosciuto nella chat del programma di download.
Tra Hundred Reasons, Fugazi, le prime cose dei Jimmy Eat World, The Promise Ring e Sunny Day Real Estate, era spuntata anche We Are The Heathens che avevamo letteralmente consumato. La traccia 6 di quel cd, un mantra per anni.
Ovviamente eravamo riuscite a recuperare sia tutto Sultans Of Sentiment, il disco della traccia amata, che l’album d’esordio Stealing From Our Favorite Thieves e ci eravamo unite al culto di questa indie band simbolo degli anni novanta.
Avevo seguito Chris Leo nei suoi onirici e apprezzatissimi The Lapse e poi, dopo anni, ecco spuntare una reunion dei Van Pelt una quindicina d’anni fa, Artisans & Merchants , il disco del 2023 – che avevo trovato davvero un bell’album – e ora Remain Obscure, il loro quinto lavoro.
Dalla prima traccia – Kris Is Riding Horses In Ojai-, mi pare chiarissimo che lo stile riconoscibile di Leo e soci – che sento anche in Flaws Of Attraction – abbia superato la prova del tempo e sia ancora lucido, attuale e trasudi quel fascino di cui si sono sempre ammantati i quattro newyorkesi. Poi arrivano altre canzoni che trovo differenti, seppure altrettanto interessanti: in Linens Should Be Freshly Pressed, City Of Dead Ends o Arid ,il famoso spoken word che ha da sempre contraddistinto i Van Pelt si addolcisce e diventa sempre più cantato, ma gli intrecci chitarristici, i fraseggi e i crescendo che esasperano emotivamente – Frank’s Jukebox– e ti spingono ad ascoltare ancora e ancora i pezzi rimangono, a firma inconfondibile di una band che, dopo ben 30 anni, ha ancora da dire e da dare. Tanto. Tantissimo.
Nella cartella stampa a proposito di Voralberg Of The Mind – uno dei miei pezzi preferiti di questo disco che trovo notevole -, si legge che per i Van Pelt ‘la marginalità diventa una forma di resistenza’ e che Remain Obscure rappresenta un ‘manifesto gentile contro la dittatura della visibilità’. Penso davvero che queste due frasi rappresentino pienamente il lavoro di cui stiamo parlando. Bentornati ragazzi, è sempre un grandissimo piacere ascoltarvi.
The Van Pelt – Remain Obscure (La Tempesta, 2026)
