The Suncharms – Darkening Sky (Sunday, 2026)

Cosa mi fa impazzire? Che una band come i The Suncharms, attivi a Sheffield dal 1989 al 1993 e riformatisi nel 2015 ci scrivano via messenger (notoriamente il canale da noi peggio utilizzato) per chiederci una recensione. Mi manda ai matti questa cosa mentre mando Midnight Train in cuffia, fra tamburelli, una dolcezza acida e le note di Simon Heavisides che racconta di come la seconda giovinezza degli inglesi abbia portato in dote una freschezza innata e la capacità di incidere canzoni semplicemente bellissime. Mi viene in mente ciò che accade oggi con la Skep Wax, quell’indole indie inglese che si compone per lo più sui brani: magnetici, toccanti, personali. La voce di Marcus Palmer è calda e magnetica, le chitarre si intersecano mentre tutto intorno sembrano andare in onda momenti rurali e teneri come Stone Tape Rewind: possibile resistergli? Non scherziamo, un respiro country, ritmi imbattibili e la voglia di un ballo di gruppo fatto come si deve, scambiandosi gli occhi dolci. Gli arrangiamenti sono incredibili e ci fanno respirare un’aria passata, delicata e mirabile. Non una caduta, non un calo, non un tentativo abortito, la capacità di fare un disco nel 2026 da outsiders totali riportandoci là dove tutto era iniziato, quando chiamando Sarah a girarsi non era una ragazza ma coppie imbottite di musicassette. Che questo possa essere possibile anche oggi è rincuorante, non credete a tutto quello che ci dicono di negativo sul sole, di certo è ancora in grado di fare incantesimi stupefacenti.