Con Songs Of Embrace, Urlo degli Ufomammut, alias The Mon, chiude il dittico che si era aperto lo scorso anno con Songs Of Abandon, un percorso partito dal sentimento della perdita per giungere, pareva ovvio, a qualche sorta di redenzione. Songs Of Embrace, invece, non è questo; non vi troviamo alcun abbraccio consolatorio, né ci viene fornita una soluzione preconfezionata per vincere il dolore: il discorso è più complesso e nient’affatto scontato. Rispetto al predecessore, questo lavoro ci parla in modo meno diretto – direi meno codificato – e più istintivo: se prima era necessario trovare le parole, ora bisogna sapersi lasciar andare, sintonizzarsi su altre frequenze. Il musicista lavora per sottrazione, togliendo la voce, cancellando l’unità stilistica che caratterizzava Songs Of Abandon, in favore di un suono vario e dilatato, dove i synth la fanno da padroni, e lasciando spazio al silenzio. Ed è proprio in questo silenzio che ci muoviamo, come in trance, spinti dalle pulsazioni del brano che dà il titolo all’album, ipnotizzati dai giri di chitarra acustica di Incantation, ostacolati dal rumore industriale di Ritual Of Night Violence, travolti dal potente drone di The Sigil, guidati dal piano cristallino di Ember Of Calendula.
Ma al di là della suddivisione delle singole tracce, Songs Of Embrace è un lavoro che va fruito nel suo fluire, immergendosi, senza soluzione di continuità, nelle atmosfere che il suono evoca, perché questo è l’album dell’esistere, del continuare ad esserci e dell’esperire. È un percorso che continua e si dipana lungo mille vie e sembra volerci dire che il rimedio non è aspettare un abbraccio, ma abbracciare l’esistente; così, fra le tante strade tracciate, ognuno troverà la sua.
The Mon – Songs Of Embrace (Supernatural Cat, 2026)
