The Lay Llamas – Time, Islands and Tresholds (Zel Zele, 2026)

Time, Islands and Tresholds dovrebbe essere il sesto album del progetto musicale aperto di Nicola Giunta, The Lay Llamas. Una via luminosa che partendo dalla Sicilia va a visitare il mondo, tenendo nella sua scia quanto più suono possibile, suono propedeutico all’ampliamento delle nostre coscienze. C’è un sentore di distacco, di narcosi, come se Nicola Giunta (noi di conseguenza) ed il mondo girassero a giri differenti e va benissimo così. Non sappiamo come riesca a costruire chicche come il reggae d’annata di Mystical Journey ma ce le prendiamo volentieri ringraziando, in un vitigno sempre più profondo all’interno di un sud che è proprio ma che si amplia su tutto il territorio terraqueo. Da sempre The Lay Llamas ha saputo tenere nel proprio arco musica dal sud del mondo, psichedelia e slancio dance in qualche modo, ma in Time, Islands and Tresholds tutto scompare di fronte alla perenne sensazione di essere di fronte ad un rito ma ad un sistema di vita più salubre. Ritmo basso, umore caldo, energia che si sviluppa dai suoni e dai pori, tanto da ricordare non nel risultato ma nell’aria Icon Give Thanks dei The Congos in combutta con Sun Araw. Pensate a quel disco, a quella portata: ora togliete tutta la pressione, tutta l’aspettativa ed aggiungete la possibilità di sorbire il risultato in uno stato di estremo relax. Spesso il risultato delle tracce è simile a quello della musica rock migliore quando oltrepassa la frenesia del ritmo e della forma, rimanendo solo con la luce e la bellezza: Disguise You By Animal ad esempio potrebbe essere un grandissimo rock’n’roll al quale siano stai tolti un sacco di giri. Night Time History addirittura sembra essere composta con strumenti arrangiati, tanto che lo sfregamento metallico che ne fa da spina dorsale sembrano essere cucchiai da cucina, ma siamo dentro non ad una sorpresa ma una vera e propria meraviglia. Un disco che credo ricorderemo fra anni per il suo mood, per la sua capacità di essere toccasana per anima e corpo. Azzarderei dicendo che Nicola Giunta risulta forse essere sottovalutato nel quadro della musica attuale, considerando come andando a ritroso il difficile trovare qualcosa meno che personale e brillante.