The Chinese Stars – Listen To Your Left Brain (Three.One.G, 2007)

Mi sa che questa volta, il cervello se lo sono bevuto del tutto, i nostri beneamati Chinese Stars. Consigliano, dunque, di concentrarsi sulla parte analitica del nostro saper fare, quella che guida le capacità di conoscenza materiale dei processi logici del pensiero. Ma non erano tutti sudore e carnazza, poi? Nel pezzo su cui verte il giochino del titolo, Left Brain, dicono di non seguire nè la parte destra nè quella sinistra, ma solo il corpo, quando sei fuori il venerdì sera. E mi sa che è proprio lì il problema. Negli altri sei giorni, e il resto del venerdì è compreso, questi quattro manici di intelligenza si sono veramente seduti ad un tavolino e hanno preso la decisione di seguire la parte sinistra: come conseguenza delle analisi svolte in tal guisa hanno depennato le pulsazioni animali dalla loro musica. Che se andiamo a vedere era l'unica realmente pregna di significato tra le eredità dello scioglimento degli Arab On Radar. Per carità, il gruppo rimane ancora sopra la media degli standard del genere, ma si è come sgonfiato. O che questo disco l'han tirato via, e speriamo nel prossimo EP di cinque pezzi promesso per questo 2008. O che veramente speravano che limando qui e là avessero tirato fuori chissà che trick commerciali. I trentacinque minuti di musica scorrono bene, senza eccessiva punta, sulla precisa scansione della batteria di Craig Kureck, il basso di Rick Pelletier vi si ammorba e si siede sopra, la chitarra di Paul Vieira pare fin troppo contenuta e sacrificata. In cima a tutto rimane la voce da checca isterica ritardata di Eric Paul con i suoi testi da paranoico ossessionato dal sesso che raggiungono l'apice in T.V. Grows Arms, dove la televisione assume sembianze umane, gambe, braccia e denti. Ma anche la componente più off non graffia in questo disco. Rimane lì seduta. E noi rimaniamo qui seduti in attesa. In questi giorni partono in tour in America dove, spero, quasi sicuramente daranno nuova linfa a questi pezzi riportandoli grezzi come solo loro sapevano fare. Speriamo trovino di nuovo la verve che c'era nei primi EP e dischi: ci mancherebbero molto e sarebbe piuttosto spiacevole depennarli dalla lista di rock band schizzate preferite.

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