Tetuan – Memet (Bloodysound/Brigadisco, 2025)

Sono passati ben sei anni da Serpent of Wisdom e con Memet ritornano i marchigiani Tetuan, per la prima volta affidandosi al colore nella presentazione di un loro disco (un blu stellato che in una magica edizione limitata fiorisce come un esagono). La formazione per l’occasione è a quintetto e vede impegnati Cristiano Coini, Edoardo Grisogani, Alessio Beato, Giuseppe Franchellucci e Domenico Candellori. Accompagnati nel brano introduttivo da Laura Agnusdei, portano fin da subito il loro disco in terre subacquee sfiorate da correnti più o meno esotiche: Tessalonicca corre dritta come una fiocina smuovendo le acque profonde, quasi andando a voler difendere il porto e stanare eventuali intrusioni. Il disco, registrato le cinque tracce in una residenza artistica sui Monti Sibillini, si sposta poi, mantenendo uno spirito pugnace, con la riduzione di scontri acuti e ferini in Saltstraumen. Si viaggia verso est ma quale che sia la meta la guida dei marchigiani è salda e di carattere, sovvertendo il poco gradito effetto cartolina. Certo Rusalka Vampiro sarebbe piaciuto a Baba Yaga ed è in questi momenti che i Tetuan danno il loro meglio, al netto di altre placide sortite che mantengono il circuito amniotico ed ipnotico senza però calare l’asso. Con l’ultimo brano invece, Tarot de PSG, si viaggia ancora in Oriente, dove in una sinfonia che sembra vivere di suoni trovati, rimasticati e digeriti trova spazio il segno di una voce che ci guida come un faro. Quest’ultimo disegno è valorizzato in maniera sopraffina dai Tetuan, ballotta che riesce a stordirci con elettricità a bassa intensità ed a bearci, per 25 minuti gonfi di mondo e di spirito.