Ascoltando l’inizio di questo nuovo lavoro di Testing Vault, la prima cosa che viene in mente è che la collaborazione con K2 abbia lasciato scorie importanti nel corpo musicale di Daniele Santagiuliana: fatta salva l’introduzione per pianoforte e contatore geiger, i minuti iniziali di I Want many Things For Myself sono una scarica di rumore concreto talmente denso che sembra di sentirlo addosso. Una pausa, e il tutto esplode con ancora più fragore, saturando l’intero spettro sonoro. L’impressione rimane anche con la successiva Fear Is Within Her, che parte in puro stile power electronics con rumore granulare e stridori industriali, ma, verso la metà, il monolite è incrinato da cadenze più free finché tutto si quieta in una successione di frequenze disturbate, pulsazioni sintetiche e voci campionate.
Da qui gira tutto: I Have Secrets I Cannot Tell You comincia a rivelare la sua natura di lavoro frastagliato e complesso, capace di integrare stili e influenze in un tessuto sonoro coerente anche nei momenti in cui i cambi d’atmosfera sono repentini e finanche stridenti; Inside His Own Darkness, He Doesn’t Want To Talk è pervasa da un lirismo celestiale, prima che una cascata di rumore statico lo annichilisca, mentre il lungo brano eponimo è una sinfonia che procede per accumulo e sottrazione, fra bordoni che salgono e scendono, esplosioni noise che accrescono i livelli di rumore al limite dell’ascoltabile, loop vocali malati e ossessivi, synth zoppicanti. In tanto fragore e atmosfere cupe, solo Quiet, tenendo fede al proprio nome, inizia e finisce con una distesa di synth suadenti, appena increspati dal rumore di fondo.
Nel patrimonio dell’industrial degli albori e dell’avanguardia della seconda metà del Novecento, Santagiuliana trova il lessico che, combinato in una sintassi originale, dà vita a un lavoro dove la cura artigianale nel manipolare nastri e maneggiare macchinari si sposa con un senso del racconto che lega ogni parte in una narrazione unitaria, evidentissima in un pezzo come This Is How The House Works I – che descrive, attraverso campionamenti di passi e rumori metallici, l’avventurarsi incerto in uno spazio chiuso e misterioso che si fa poi sicuro incedere su cadenze da dub marziale – ma che si dipana sottotraccia lungo tutto il disco. In chiusura, Canned Orchestra non poteva che recuperare la viola – strumento che esprime l’interiorità dell’artista ma è al contempo dichiarazione d’amore al nume tutelare John Cale – che con la sua voce insistente ci conduce verso gli orizzonti lividi che concludono l’album.
Alla fine, era ovvio, i segreti non ci sono rivelati, ma l’ascolto ci ha fatto capire che non era poi così importante: Santagiuliana ci ha aperto il suo mondo e ci ha guidato attraverso i luoghi più reconditi della sua anima. Non ci serve sapere altro.
Testing Vault – I Have Secrets I Cannot Tell You (999 Cuts, 2025)
