Tender Ender – Black Swan (A Tree In A Field, 2025)

Il doomsday pop di Thomas Schmidiger si esprime tramite il progetto Tender Ender, col quale l’ex Dead Bunny decide di dare il suo imprinting al lato oscuro della musica orecchiabile. Provate ad immaginare Elton John e Nick Cave a braccetto nel Café Flesh di Rinse Mauer dopo l’ora di chiusura, per ipotizzare il sudore, le lacrime e gli squarci che queste tracce trasmettono, avendo in sé il glamour, l’intensità e l’addome. Le voci che Sabine Rauch aggiunge ed i battiti della batteria di Mario Hänni danno corpo e respiro alla passione di Thomas mantenendolo in una forma che non sia ombelicale né abbozzata, ma perfettamente compiuta. È musica pop, un album pop da cantare piangendo, pensando ad Anthony ed alla passione. Brani come Float sembrano in grado di circolare intorno a noi fino a sfinirci di lacrime, prendendo il meglio dalla coppia Dave Gahan/Martin Gore portandolo nella nebbia della Svizzera Centrale. A tratti forse si eccede un filino nel meló ma la visione è corretta e riesce a farci rimanere a ridosso della fine: poco prima, poco dopo, vicini al crinale. In alcuni momenti i paesaggi di Tender Ender vanno a mischiarsi a quelli dei the Big Self, per poi aprirsi a dinamiche slacker in maniera incredibilmente riuscita in Oh U Wizard, flash ed idee in un percorso personale che si suppone essere stato a lungo elaborato. Ma soprattutto è un circolo che va a finire in un’oscurità tormentata e poi sedata, sulla quale Thomas galleggia come un novello Caronte. Ci piacerebbe seguire di più i suoi itinerari, a nostro rischio e pericolo, anche per le prossime opere e scorribande.