Il ritorno dei Tellkujira è frutto di una residenza artistica parigina svoltasi presso l’IRCAM mentre i lavoratori della struttura madre ospitante, il rinomato Centre George Pompidou, scendeva in sciopero viste le prospettive di chiusura per la ristrutturazione quinquennale. En Greve racchiude dentro di sé i moti collettivi mentre la musica del quartetto procede in maniera nervosa, senza pace per i primi quattro minuti di brano, in qualche modo spezzata. Poi la viola di Ambra Chiara Michelangeli si stende, in un flusso sul quale il brano sembra attirare a sé fauna e respiri. I paesaggi dipinti dal quartetto sono plurimi, immagini che si susseguono nel fraseggio delle improvvisazioni e che possono diventare oscure, drammatiche ed enormi prima di virare su quadri romantici. È inutile resistergli, bisogna abbandonarsi al flusso seguendone l’indole ed il percorso, come un rivolo d’acqua che trova la propria via tra il paesaggio circostante. I moti sembrano dare ulteriori vibrazioni alla musica dei Tellkujira, come se fosse un organismo in grado di unirsi alla collettività raccontandone i movimenti senza essere didascalico: ¡Que viva México! è un flash d’oltreoceano che collega e chiude un altro viaggio, in un’Italia che nonostante la Tarantella appare sobrio e dimesso, attraversata da una sorta di presenza difforme e bulbosa, aliena. Ne assorbe i rumori lontani, una sorta di traffico immaginario, rubando flash del paesaggio.
Di seguito, in un brano che riecheggia dal titolo l’umana riflessione solitaria sul bagnasciuga, gli strumenti si cercano come in una risacca circoscritta, cheta, dove bambini sguazzano giocando e la maestosità del suono sembra smorzare con un velo poetico la vitalità. Ed ecco ancora il canto, l’unione e la presenza umana mentre il suono si fa concitato e saranno sicuramente le mie sinapsi ad immaginare qualcosa di youngiano nelle chitarre di Francesco Diodati e Stefano Calderano. Ma del resto è sempre così, le lettura di un movimento viene filtrata dalla soggettività e dalla posizione di chi la osserva. Forse ad essere più facilmente riconoscibile è l’emozione che si prova ad immergersi in un percorso sonoro del genere e l’ascolto di questo disco è come un percorso insieme ad Ambra Chiara, Francesco, Stefano e Francesco, un percorso comune che si spegne ascoltando le ultime parole concitate fra braccia, spiagge, finestre, età diverse.
Un percorso che appena terminato il disco ci manca e che vorremmo riprendere, facendolo tornare ad essere testimonianza, eterno presente reiterato.
tellKujira- La lucha es un poema colectivo (Superpang, 2026)

