Taxi Girl – Static (Wild Honey/Stomp, 2026)

A colpire nell’esordiente delle canadesi Taxi Girl sono sicuramente le voci di Vera Bozickovic e Jamie Radu, calate in un impasto rock’n’roll che pesca nelle migliori tradizioni, partendo dalle Runaways ai Ramones alle Donnas. In un equilibrio magico fra sporcizia e luce, rumore e melodia, fra lampadine pendule ed il muro scrostato di qualsiasi garage di Montreal.
Suonano fresche e riescono ad usare la musica come medium reale, riempiendo uno standard musicale con le loro vite, sogni infranti ed esperienze. Rabbia, amore e bubblegum, fra playlist in viaggio e scorci pittoreschi. I brani di Static sono pronti ad entrare nelle mixtape di qualsiasi giovane voglia capire come fa questa musica a cambiare rimanendo fedele al proprio suono. Basta avere coesione, visione ed armonia, oltre al sostegno di Ryan Battistuzzi che le aiuta a costruire un piccolo classico. La musica può essere via di fuga, sogno o fotografia ma di certo quel che traspare dall’esordio delle Taxi Girl è un’onestà che può diventare sfacciata: ascoltate Kill Your Darling e ditemi se non vi sembra di sentire una piccola Lydia Lunch che si arrabatta per risolvervi i problemi (del resto a mali estremi estremi rimedi)? Sotto il cordone musicale non accenna a diminuire, fra i cori ed i ritmi di Lynn Poulin e Gabrielle Noël Bégin, gli altri due lati del quadrato. Amicizie e strette di mano segrete, la sensazione che le quattro possano realmente essere la prosecuzione del gruppo liceale che punti ad arrivare ad uno scampolo di gloria sudata. Ed allora bene hanno fatto Wild Honey e Stomp sui due lati dell’oceano a far loro spazio e megafoni, a noi non resta che muovere il culo esercitandoci con l’air guitar, pronti a commuoverci per qualsiasi sguardo interiore, verso il nostro muscolo cardiaco come l’acustica Other Heart piazzata in chiusura.