Tatum Rush – Lolito Ceresiaco (Safe Port, 2026)

Il ritorno di Tatum Rush mette in comunicazione agenti liberi del mondo musicale ticinese. Safe Port Production come casa produttrice, il Lago Ceresio come specchio d’acqua che ricorda l’oceano, la libertà rubata al jazz ed il grasso che solo certa musica può avere, tra bolero, canzoni fra la Francia e l’Italia, la guasconeria. Eppure è un Tatum Rush adulto quello di Lolito Ceresiaco, che rilegge le follie di gioventù in maniera non dissimile da quanto faceva un Fred Buscaglione. Entrambi rimangono fino in fondo nel personaggio, quasi avesse una rosa fra i denti e donne ai propri piedi. Apre con un trittico da paura, Lungomare, Madonna Strega e Lingua di Fuoco, per poi ripresentare un instant classic come Amica, brano assolutamente rappresentativo del viveur quale Tatum ha scelto di disegnare su se stesso. Con Cina si parte per il mondo, di nuovo, scorribande jazz e volute di fumo come in un avventura di Zagor, prima di finire in un club a tenere i guanti di Josephine, in quel che sembrava svacco ed invece è amore. Paloma e Lolito Ceresiaco sono brani brillanti, dove i fiati squillano e si inventano orgasmi. Sì, Tatum Rush è maturato, questo disco può essere l’inizio di una fase molto interessante e, non per campanilismo, trovo la scelta di accasarsi presso l’etichetta di Leo Pusterla ed Eleonora Gioveni è particolarmente azzeccata. In Ticino Tatum cammina sulle acque, amato ed odiato ma riconoscibilissimo: proprio per questo il San Salvatore deve rimanere il suo Pao de Azucar ed il Ceresio lo specchio perfetto per lanciare i propri strali. La Cina è bellissima, la cricca impeccabile, la musica una carezza insperata.