TARA CLERKIN TRIO – SOMEWHERE GOOD (World Of Echo, 2026)

Novembre 2019, quasi sette anni fa.
Nel basement dell’Exchange (storico locale di musica dal vivo dove nel main stage ho avuto il piacere e l’onore di vedere Sleaford Mods, JPEGMAFIA, Zu, Radian, Show me the body, Dalila Kayros, Judy and the Jerks, Shapednoise…) siamo quelli che possono starci comodi in quel seminterrato senza finestre, cioè 10-15 persone.
Stiamo assistendo quella sera al primo live di un nuovo trio locale, di loop music con strumentazione e impostazione però quasi da jazz. La leader del progetto è una ragazza di poche parole ma che sa quel che fa. Le idee ci sono, la voglia di sperimentarle e di portarle al meglio pure. Sembra proprio un progetto interessante, con tre artisti coesi e pieni di voglia di fare cose meno bristoliane del solito.
Un paio di mesi dopo, ecco il loro debut album, che conquista tutti in poco tempo, dentro e fuori Bristol.
Bellissima produzione, tutto pulito e al posto giusto.
Seguono due EP, tutto ok il primo, qualche scricchiolio nel secondo. Qualcosa sta mutando nella band, a pelle non una sensazione piacevolissima a dire il vero. Il loro nome comunque gira, trova spazi e consensi ovunque anche all’estero.
E arriviamo ai giorni nostri, al sophomore album.
A volte le cose sono più semplici e chiare di come sembrano, dei filtri e dei nostri processi mentali. La copertina del disco e’ un blocco di case in cartone, monocolore, con piccole finestre dalle quali s’intravedono ma non si affacciano alcune figure umane che neppure lontanamente stanno trovando il modo di comunicare tra di loro. Copertina piu’ brutta del 2026 finora, a mani bassissime.
Otto tracce, dove appunto si celebra la dissoluzione del progetto. Otto tentativi di abbracciare vari generi, echi banali di triphop bristoliano della prima ora, vane pretese di essere la parte bristoliana piu’ “jazzy” e “cool”, tutto annacquato rispetto alle idee ed intenzioni dell’album precedente. Due tracce centrali discrete, un guizzo solare e quasi giocoso nel finale, per il resto si vaga nel buio.
Sembrano esserci anche discutibili scelte di produzione alla base di tutto ciò, perche’ pure la voce dell’ancor giovane Tara Clerkin sembra molto peggiorata sotto ogni punto di vista…
Al momento decisamente la delusione bristoliana del 2026. Un disco che perde vertiginosamente colpi ad ogni ascolto invece di crescere col tempo.
Insomma, è tempo per la band di tornare alle basi.
Anzi, ai basement.